Cronaca

Palpeggiamenti al parco acquatico: il 23enne arrestato suicida in cella

Il ragazzo, di origini indiane e da pochi mesi in Italia, era finito in carcere domenica dopo essere stato sorpreso a palpeggiare quattro 13enni agli scivoli del Tibidabo di Concesio
I carabinieri hanno arrestato il 23enne domenica al Tibidabo © www.giornaledibrescia.it
I carabinieri hanno arrestato il 23enne domenica al Tibidabo © www.giornaledibrescia.it

L’arresto, l’accusa pesante, l’ammissione e poi, una volta in carcere, il crollo emotivo. E il suicidio. Tutto in 48 ore tra domenica e ieri sera, quando in una cella di Canton Mombello si è tolto la vita il 23enne di origini indiane, richiedente asilo, arrestato dai carabinieri per aver palpeggiato quattro tredicenni agli scivoli del parco acquatico Tibidabo di Concesio.

Il giovane si è impiccato con un lenzuolo e il corpo è stato trovato dagli agenti della polizia penitenziaria che poi hanno dovuto sedare un principio di rivolta da parte di altri detenuti sotto choc per il suicidio del 23enne. Si tratta di un ragazzo che era arrivato in Italia da pochi mesi e che fino a domenica era incensurato. La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta per capire come è stata affrontata la gestione del detenuto che per la prima volta entrava in carcere. Il magistrato di turno ha disposto l’autopsia.

I fatti

Questo il tragico epilogo di una vicenda iniziata domenica pomeriggio quando, nella calca del parco acquatico di Concesio in un torrido pomeriggio di fine giugno, il 23enne ha allungato le mani sulle ragazzine in fila per tuffarsi in acqua o salire sugli scivoli. Attenzioni sgradite che hanno rovinato il pomeriggio alle giovanissime e allarmato i genitori oltre che il personale della struttura che però si è subito attivato, contattando i carabinieri e portando all’arresto del molestatore.

La segnalazione ai carabinieri è arrivata domenica pomeriggio dalla direzione del Tididabo di Concesio che chiedeva l’intervento di una pattuglia dei carabinieri: i bagnini e il personale di sicurezza infatti avevano raccolto i timori e, poi vere proprie denunce, di alcune famiglie che erano nel lido sulla presenza di un soggetto, indicato come giovane e di carnagione scura, che approfittando della confusione aveva allungato le mani su alcune ragazzine, toccando loro le cosce e il sedere. Facevano tutte parte di uno stesso gruppo, hanno tutte 13 anni e l’uomo ha approfittato dei momenti in cui non erano sotto il diretto controllo dei genitori.

L’arresto

Grazie alle precise segnalazioni dei bagnanti e delle stesse giovanissime vittime gli stessi bagnini hanno individuato il soggetto, poi identificato come un 23enne di origini indiane, in Italia da pochi mesi come richiedente asilo e domiciliato a Brescia, e lo hanno trattenuto fino all’arrivo della pattuglia dei carabinieri di Villa Carcina. Resosi conto di quello che stava accadendo, pur parlando un italiano stentato, l’uomo ha cercato di scusarsi con i bagnini.
Poi è stato trasferito in caserma e, alla presenza di una psicologa fatta intervenire la sera stessa, tutte le giovanissime vittime sono state ascoltate in una audizione protetta come previsto dalla normativa per situazioni di questo genere. Pur scosse e ancora spaventate le ragazzine hanno ricostruito con precisione l’accaduto tanto che il loro racconto è stato ritenuto credibile e la loro testimonianza affidabile.
Una volta messi agli atti i racconti del personale della piscina, le relazioni dei militari intervenuti e le audizioni protette delle ragazze, il magistrato di turno ha disposto l’arresto dell’uomo che è stato trasferito in carcere in attesa dell’udienza di convalida. Udienza alla quale però non arriverà mai. Non ha retto e si è tolto la vita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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