Cronaca

Omicidio West Garda, in Appello confermata la condanna di Galletta

Per la Corte l’uomo, sul quale grava una sentenza 16 anni di carcere, ha partecipato nel maggio del 1997 alla rapina e poi all’uccisione del gioielliere Carlo Mortilli
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Il parcheggio dell'hotel negli scatti del 1997
Il parcheggio dell'hotel negli scatti del 1997

La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la sentenza per il presunto terzo uomo del gruppo di rapinatori che nel 1997 uccise il gioielliere Carlo Mortilli nel parcheggio dell’hotel West Garda di Padenghe. In primo grado Alessandro Galletta era stato condannato a 16 anni, al termine di un processo che aveva ruotato attorno alle tracce di Dna trovate su una calza da donna rinvenuta non lontano dal luogo della rapina e che, diversi anni più tardi, erano risultate compatibili con il profilo genetico dell’imputato, quando questi era entrato in carcere per un’altra vicenda..

Nella propria discussione il sostituto procuratore generale aveva rimarcato come il perito nominato dal tribunale avesse certificato l’affidabilità della prova, che si aggiungeva ad altre circostanze: all’epoca dei fatti Galletta frequentava l’altro uomo condannato, che ha già interamente scontato la pena, e abitava nella zona di Padenghe.

La difesa invece, depositando una corposa memoria, non ha messo in dubbio che le tracce sulla calza possano essere di Galletta, ma ha contestato che questo elemento possa automaticamente dimostrare tutto il resto. Secondo gli avvocati, infatti, nella ricostruzione della Procura a Galletta vengono attribuiti comportamenti illogici durante la rapina e che comunque non hanno trovato riscontro. Non solo. Secondo la difesa, se la calza fosse davvero stata indossata in momenti concitati come quelli di una rapina degenerata in omicidio e della successiva fuga, le tracce sarebbero state molto più numerose e in posizioni diverse.
Insomma, secondo la difesa, che ha chiesto l’assoluzione di Galletta, la conclusione logica è che l’imputato non fosse presente e che, comunque, la sua presenza non sia stata dimostrata. La Corte ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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