Omicidio Nuvolento: «Conta il contesto in cui lei ha ucciso il marito»

Già depositate le motivazioni dei giudici della sentenza d’appello nei confronti di Raffaella Ragnoli, frutto del patteggiamento
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Su condanna Ragnoli conta il contesto
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Nessun dubbio sulla responsabilità dell’imputata. Ma allo stesso tempo «il contesto complessivo va doverosamente considerato pur non potendosi dimenticare il grave epilogo dello stesso». Ovvero: «un’articolata e indiscussa situazione di generalizzata sofferenza, mai risolta, nel nucleo familiare».

Lo scrive la Corte d’Assise d’appello di Brescia nelle 21 pagine di motivazioni della sentenza nei confronti di Raffaella Ragnoli, la donna di 58 anni che il 28 gennaio 2023 anni fa a Nuvolento uccise il marito Romano Fagoni di un anno più vecchio sotto gli occhi del figlio minore durante una cena in casa e con il telefono cellulare acceso che ha registrato tutta la serata. Dal momento dell’omicidio fino all’arrivo dei soccorsi passando dalle drammatiche telefonate del figlio che chiama il 112 mentre la madre accoltella il padre sul pavimento della sala.

Il processo

La condanna è passata dall’ergastolo in primo grado ai 18 anni in appello grazie al patteggiamento proposto dalla difesa, accolto prima dall’accusa e poi dai giudici per quello che è stato il primo concordato in Italia in appello per un caso di omicidio da quando questa possibilità è stata introdotta dalla legge Cartabia.

La Corte ha riconosciuto le circostanze attenuanti generiche ritenendole prevalenti sulle aggravanti alla luce «dei motivi ampiamente esposti e dedotti da tutte le parti processuali». E oltre alla difesa e all’accusa rappresentata dall’avvocato generale Domenico Chiaro «la stessa parte civile non ha potuto non riconoscere l’opportunità di rideterminare e ridurre la pena inflitta anche nell’interesse degli stessi figli della imputata».

La difesa

Per gli avvocati Anna Maria De Mattei e Tommy Bettanini, Raffaella Ragnoli ha agito perché «il marito (sotto effetto di alcol come spesso accadeva) aveva minacciato il figlio minore puntandogli un coltello e lo stato di particolare fragilità psico fisica della signora e la situazione di stress hanno sicuramente influito sulla valutazione di quanto stava oggettivamente accadendo tra marito e figlio la sera del 28 gennaio 2023».

L’accusa

Il sostituto procuratore generale in aula Domenico Chiaro aveva concluso il suo intervento dicendo: «Questo non è un omicidio da ergastolo» perché anche nella sentenza di primo grado dove da un lato non venivano riconosciute «ragioni valide per la concessione di circostanze attenuanti generiche» dall’altra non veniva negata la sussistenza di «forti fattori stressogeni in capo all’imputata sotto molteplici profili, già perduranti da tempo».

Nella sentenza i giudici della Corte d’appello ricordano come lo stesso vice procuratore generale - spiegando i motivi che lo avevano spinto ad accettare l’accordo per il patteggiamento a 18 anni - aveva «smentito la tesi accusatoria emersa dalla sentenza di primo grado di una studiata preordinazione dell’omicidio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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