Omicidio Nuvolento: ergastolo annullato, Ragnoli condannata a 18 anni

Il verdetto è stato accolto con soddisfazione dai figli della donna, costituiti parte civile, e dai tanti amici e parenti presenti in aula. La 58enne uccise il marito Romano Fagoni
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Uccise il marito a Nuvolento: ergastolo annullato
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La corte d’assise d’appello ha accolto la richiesta di concordato condivisa dal sostituto procuratore generale Domenico Chiaro e dalla sua difesa e ha riformulato la condanna che le era stata inflitta in primo grado. Raffaella Ragnoli, la 58enne di Nuvolento condannata all’ergastolo per l’omicidio del marito Romano Fagoni, esce dall’aula con la prospettiva di dover scontare non più una pena senza fine, ma di 18 anni.

Il verdetto è stato accolto con soddisfazione dai figli della donna, costituiti parte civile, e dai tanti amici e parenti della donna presente in aula. Per il pg Raffaella Ragnoli meritava la concessione delle attenuanti generiche per lo stress al quale il marito l’aveva sottoposta negli ultimi anni della loro relazione. «Non era un omicidio da condannare con l’ergastolo» ha detto nel corso della sua requisitoria il pg Chiaro.

«Siamo davanti ad un caso di giustizia giusta» ha commentato dopo la sentenza l'avvocato Anna Maria De Mattei, legale dell'imputata.

«Non ha fatto differenza che l'imputata sia una donna. In un caso così l'accordo di patteggiamento sarebbe stato accolto anche con un uomo – ha spiegato Mattei che difende Ragnoli con il collega Tommy Bettanini –. Ci abbiamo creduto fin dall'inizio perché abbiamo sempre ritenuto sproporzionata la condanna all'ergastolo inflitta alla mia assistita in primo grado. Oggi la signora ha un'aspettativa fuori dal carcere che con l'ergastolo non avrebbe avuto».

L’omicidio

Raffaella Ragnoli, oggi 58enne, il 28 gennaio 2023 ha ucciso a coltellate il marito Romano Fagoni che il mese dopo avrebbe compiuto 60 anni. Lo aveva fatto nella loro casa di Nuvolento, all'ora di cena e davanti al figlio minore. Era a tavola e il marito, alterato dall'alcol, aveva puntato un coltello al figlio e «io ho agito per legittima difesa perché temevo che uccidesse il ragazzo» ha sempre ripetuto la donna. Lo aveva detto anche nei minuti successivi all'omicidio quando ancora in casa dovevano arrivare i soccorsi.

Cosa è accaduto quella sera di inverno di due anni fa nell'appartamento della famiglia Ragnoli-Fagoni è infatti registrato nel telefono della donna che nell'ultimo periodo registrava in audio gli atteggiamenti del marito spesso ubriaco. «Ti avrebbe ucciso, questa volta ti avrebbe ucciso. Basta è una vita che va avanti così» si sente negli audio quando Raffaella Ragnoli risponde al figlio minorenne che in lacrime, dopo aver chiamato ambulanza e forze dell'ordine le chiede: «Perché lo hai fatto? Ora andrai in galera».

La legittima difesa invocata dalla donna – in carcere da due anni – non è mai stata riconosciuta: non durante le indagini e nemmeno nel processo di primo grado. Motivando l'ergastolo la Corte d'Assise scrisse che «la sera del delitto, Raffaella Ragnoli ha agito in modo lucido e strutturato, cogliendo l'attimo propizio per attivare la registrazione con il suo cellulare, per disattivarla e riattivarla perseguendo una ben precisa strategia difensiva, mostrando una capacità di pianificazione sintomatica di una personalità controllata».

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