Chi lo ha ucciso gli ha trafitto il cuore con una coltellata. Ed è stato condannato a 14 anni di carcere in primo grado. «Io mi chiedo se chi ha scelto questa pena abbia guardato attentamente le foto del corpo di mio fratello, la brutalità con cui sono avvenuti i fatti. Lo hanno massacrato prima di ucciderlo» si sfoga Eva Comelli, la sorella di Roberto, vittima dell’omicidio di Capodanno 2025 a Provaglio di Iseo.
Le motivazioni della condanna inflitta all’autore dell’omicidio, il 19enne barista Matias Pascual, non sono state ancora depositate, e in attesa di leggere quanto ricostruito dal giudice, emerge l’amarezza della famiglia di Comelli, ammazzato dopo una serata in cui aveva tentato di entrare ad una festa di ragazzi ed è stato prima preso a pugni, poi colpito con una pistola scacciacani in testa e infine accoltellato a morte.
Le lettere
«Lo hanno lasciato morire senza nemmeno chiamare i soccorsi e se ne sono andati a casa» scrive la sorella Eva in una lettera inviata al Giornale di Brescia. E in questa vicenda di lettere ne sono state scritte, a partire da quelle che il 19enne invia dalla sua cella e riceve dagli amici.
Oltre a quelle che lo stesso Matias ha scritto al figlio dell’uomo che ha ucciso, un ragazzo della sua stessa età. Ma oggi a parlare sono le sorelle della vittima.

«Mi chiedo anche se la vita di mio fratello vale così poco, anzi, sentendo anche i fatti di cronaca in tutta Italia, mi chiedo se le vite in generale valgano così poco. Durante il processo è stato chiesto a Matias se Roberto se ne stava andando via e la risposta è stata “sì”. Non ci sono parole: lo hanno rincorso e ucciso» aggiunge Elsa, l’altra sorella. Che, scrivendo a mano su un foglio a quadretti, si sfoga.
«Sicuramente finché ci sarà questa clemenza e queste pene povere di valore, tanta gente soffrirà per persone care morte per futili motivi, ed assassini che, dopo poco, torneranno a rifarsi una vita, dopo aver scontato quasi la stessa pena di chi commette futili reati».
Matias Pascual è stato giudicato in un processo celebrato con rito abbreviato e il giudice accogliendo in toto le richieste del difensore del giovane, l’avvocato Giacomo Nodari, ha ritenuto circostanze aggravanti e attenuanti equivalenti, è partito dalla pena base, 21 anni, ed ha applicato lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Risultato: 14 anni.
«Che Matias faccia 10 anni o 30 anni a noi non cambia un aspetto: che mio fratello non torna indietro. Mi auguro che, quando uscirà dal carcere, non usi di nuovo quella cattiveria che ha usato quando – scrive Elsa Comelli - ha dato quella coltellata a mio fratello».

Delusione e amarezza
Vittima ed omicida erano entrambi ubriachi la notte di Capodanno 2025. «Ok, stiamo parlando di un uomo che aveva bevuto e usato droga? Ma anche i ragazzi avevano bevuto e usato droga, quindi? Dalle indagini non ha minacciato nessuno, non ha picchiato nessuno e non aveva intenzioni contrarie. Chi lo conosce sa che non avrebbe mai fatto del male, soprattutto ai ragazzi. Infatti, quelli del paese lo adoravano e a quella festa è andato proprio a cercare loro, suo figlio, i suoi nipoti e tutti gli amici, dal momento che di solito si ritrovavano proprio lì».
Le due sorelle di Roberto Comelli, in due distinte lettere, chiudono con lo stesso pensiero: «Dal primo giorno sono stati messi in discussione i trascorsi di Roby nel tentativo di sminuire l’atto atroce per cui ha trovato la morte: un omicidio. È stato puntato il dito contro nostro fratello, la vittima di questo gesto tanto vile e meschino. Il dolore non è quantificabile e nessuna pena l’avrebbe colmato, ma una decisione così, una condanna a soli 14 anni, non ha portato altro se non delusione e amarezza nei confronti di questa giustizia alla quale ci siamo affidati in tutti questi mesi».




