Omicidio di Capodanno: le lettere dal carcere tra paura e pentimento

Agli atti dell’inchiesta la corrispondenza tra Matias Pascual, 20 anni, e gli amici: «In cella come in un loop che non finisce. So che ci starò a lungo»
Una delle lettere di Matias Pascual scritte dal carcere
Una delle lettere di Matias Pascual scritte dal carcere
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Vorrebbe cambiare il passato, cancellare quella notte che gli ha stravolto per sempre la vita. Dimostra pentimento, ma anche paura per il futuro e sofferenza per la quotidianità in carcere. Sentimenti ed emozioni nelle centinaia di lettere agli atti dell’inchiesta per l’omicidio di Roberto Comelli, il 42enne ucciso la notte di Capodanno a Provaglio di Iseo.

A scriverle è il suo assassino, Matias Pascual, oggi 20 anni, da 11 mesi detenuto a Canton Mombello in attesa del processo con l’udienza preliminare fissata per il 3 dicembre. Ha ucciso sferrando una sola coltellata che ha raggiunto Comelli al cuore. Rischia una condanna all’ergastolo.

«Chi si sarebbe mai aspettato tutto ciò? Ovviamente nessuno e difatti ancora non ci credo nonostante sia passato un mese e io sia qui in una cella rinchiuso» scrive il giovane ad un amico il 12 febbraio. «Il carcere non è come sembra anche se è una tortura continua. Ogni giorno in una giungla ed è come vivere in un loop che non finisce».

Uno degli scritti del 20enne Matias Pascual
Uno degli scritti del 20enne Matias Pascual

Matias Pascual, reo confesso e accusato di omicidio volontario aggravato dall’averlo compiuto con due minori, già un mese dopo il delitto sa a cosa andrà incontro. «Purtroppo – mette nero su bianco all’amico – non ti mentirò: la situazione è grave e se va male ci rivedremo ai 30. Ma il mio e il nostro sogno musicale finisce qui». In un’altra lettera si sfoga: «Sono consapevole bro che non avrò libertà per molti anni come è giusto che sia».

La vita dietro le sbarre la racconta così. «Sono in una cella tranquilla con tre persone e anche se è piccola frega poco. I miei coinquilini sono signori grandi, uno di 60 anni e l’altro di 76 e ci troviamo bene. La notte è dura dormire e non pensare». In uno scritto aggiunge: «Il carcere non è come pensavo, anche se è duro da far paura, io mi sono trovato il mio posto e non mi faccio schiacciare. Il peggio è la propria testa e bisogna essere forti, molto forti e non so se ce la farò per così tanti anni».

Non c’è lettera in cui Matias Pascual non pensi all’omicidio commesso la notte di Capodanno all’esterno di una festa a Provaglio di Iseo. «Quella sera ho avuto rabbia, paura e altre mille emozioni che unite all’alcol mi hanno portato a ciò che è successo. Non realizzo ancora che ho ucciso qualcuno».

Lui, italo argentino, barista in un locale della provincia prima dell’omicidio di Capodanno, scrive in italiano agli amici e alla fidanzata e in spagnolo ai parenti, al fratello e alla mamma. Proprio alla madre va spesso il suo pensiero. «Tieni d’occhio la mia famiglia se puoi» ripete a tanti. Ma agli atti dell’inchiesta non ci sono solo le sue lettere, ma anche le tante, tantissime che riceve. Dalla fidanzata e dagli amici. E il giovane chiede ai suoi interlocutori di ricevere le fotografie «dei nostri anni più belli».

Le lettere che il giovane ha ricevuto in carcere dagli amici
Le lettere che il giovane ha ricevuto in carcere dagli amici

Fabio gli fa sapere che «tutti noi ti vogliamo bene, tu sei sempre stato per noi e adesso è il nostro turno. Ti staremo vicini». Una ragazza, in tre pagine di lettera, gli parla di una serata particolare. «Quella del tuo compleanno. È stato bello, c’eravamo tutti, ma mancavi tu. Abbiamo fatto una torta con la tua faccia». Il 24 febbraio scorso un coetaneo scrive a Pascual: «Nei tuoi panni avrei paura di essere dimenticato, ma sappi che per i tuoi veri amici non succederà. Stavo pensando di ordinare una maglia dell’Argentina e ti farmi mettere il tuo nome sulle spalle e di appenderla in camera».

Le lettere che il giovane ha ricevuto in carcere dagli amici
Le lettere che il giovane ha ricevuto in carcere dagli amici

Il 18 febbraio Silvia gli annuncia che: «sabato saremo fuori dal carcere a farci sentire. Saremo in 25 perché non ti libererai facilmente di noi». E lui promette: «Tornerò un giorno e quel giorno ti potrò dare l’abbraccio che meriti. Di quelli che durano una vita». 

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