Donald Trump ha consegnato una nuova proposta di pace all'Iran assicurando che, se accettata, chiuderà il conflitto aperto il 28 febbraio con l'operazione Epic Fury. Altrimenti, ha ammonito il presidente americano su Truth, i bombardamenti ripartiranno in forma più potente, «a un livello e con un'intensità molto maggiori rispetto a prima». Teheran ha iniziato le sue valutazioni di fronte all'ultimo brusco cambio di rotta di Trump, tra indicazioni in parte positive e altre che vedono in alcune richieste Usa una «resa senza condizioni inaccettabile».

La nuova strategia
Il tycoon ha scompaginato nuovamente le carte in poche ore: dopo aver notificato al Congresso la fine dell'operazione Epic Fury (annuncio dato dal segretario di Stato Marco Rubio), martedì in tarda serata ha sospeso nella sorpresa generale il Project Freedom, l'iniziativa militare Usa lanciata appena 24 ore prima per scortare le navi commerciali fuori da Hormuz, in parte motivandola con il «fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo» con l'Iran.
Un nuovo slancio, accompagnato da moniti all'indirizzo dei pasdaran, che lo ha portato a ipotizzare in un'intervista di 12 ore dopo alla Pbs che Usa e Iran potrebbero firmare l'accordo prima del suo imminente viaggio in Cina dal presidente Xi Jinping, il 14 e il 15 maggio. «È possibile, sì», ha affermato il tycoon. Proprio Pechino, nel frattempo, si è unita al pressing internazionale per sollecitare la fine della guerra e la riapertura dello Stretto di Hormuz, quando il capo della diplomazia Wang Yi ha ricevuto l'omologo iraniano Abbas Araghchi.
La proposta
L'offerta di Washington all'Iran, stando ad Axios, consiste in un memorandum d'intesa di una sola pagina e in 14 punti che punta a porre fine alla guerra e a gettare le basi di un quadro di riferimento più definito in vista di negoziati più dettagliati sui piani nucleari, il capitolo più spinoso. Nulla è stato ancora concordato, ma la Casa Bianca attende risposte su diversi punti principali entro le prossime 48 ore, in scia al lavoro in corso di Usa e Iran con i mediatori per riavviare i negoziati che potrebbero iniziare già la prossima settimana a Islamabad oppure a Ginevra.
Il processo proposto, della durata di un mese, affronterebbe dunque il delicato tema del programma nucleare iraniano, con Teheran che dovrebbe accettare una moratoria sull'arricchimento dell'uranio in cambio di un allentamento delle sanzioni e dello sblocco dei beni iraniani congelati. Nulla è stato ancora concordato, ma le indiscrezioni parlano di parti che non sono mai state così vicine a un accordo dallo scoppio del conflitto. Le ragioni sono piuttosto chiare: l'economia dell'Iran è al collasso con il blocco navale di Hormuz e i danni dei bombardamenti di Usa e Israele. Mentre Trump deve fare i conti sul fronte interno con un conflitto sempre più impopolare e i prezzi della benzina, la cartina al tornasole degli umori dei consumatori americani, spediti verso i 5 dollari al gallone contro i 2,80 pre-conflitto.
Manovre

Uno scenario insostenibile per il tycoon e le sue ambizioni di mantenere il Congresso nel controllo del Grand Old Party alle elezioni di ampia portata di midterm, a novembre. A dispetto delle indicazioni positive dalle primarie repubblicane di martedì nell'Indiana, dove cinque candidati da lui sostenuti hanno vinto, il presidente continua a perdere terreno nel gradimento popolare.
Se la portaerei americana Uss Gerald Ford ha lasciato il Mediterraneo per tornare in Virginia, infine, quella francese Charles-de-Gaulle ha superato il Canale di Suez per posizionarsi nella regione del Golfo. Per l'Eliseo, è il «segnale» che la coalizione promossa insieme a Londra è «pronta» ed è «capace» di garantire la «sicurezza» nello stretto di Hormuz. L'esercito statunitense intanto ha annunciato di aver aperto il fuoco contro una petroliera battente bandiera iraniana che tentava di forzare il blocco dei porti iraniani imposto da Washington.



