Comprendere la guerra Usa-Israele e Iran e i potenziali effetti economici che ne derivano è un tema complesso che fonda le sue radici nel passato. La natura poliedrica del problema ci porta alla ricerca di alcuni pezzi del puzzle che cercheremo di ripercorrere in quattro tappe (qui di seguito la prima). L’analisi non vuole e non può essere esaustiva perché parlare di fonti fossili ed effetti economici e geopolitici implicherebbe un approccio ad ampio spettro che va oltre le competenze di chi scrive, tuttavia crediamo che allargare il quadro aiuti a vedere meglio il prisma del problema.
Washington, 15 novembre 1977, prato Sud della Casa Bianca. Le lacrime riempiono gli occhi di due uomini in piedi dietro il podio blu. Il primo indossa un gessato e una cravatta rossa a pois blu e strizza gli occhi con aria sofferente. Il presidente Carter sta cercando di continuare il suo discorso. Il secondo uomo, con cravatta a righe blu e gialle, si porta il fazzoletto al volto per asciugarsi le guance. La First Lady e l’imperatrice Farah, alle loro spalle, si voltano di lato per evitare il fumo. A qualche centinaio di metri, 4.000 manifestanti si stanno scontrando in due fazioni contrapposte: da un lato i sostenitori dello Scià dell’Iran Mohammad Reza Pahlavi, alla sua dodicesima visita negli Usa, dall’altro i suoi oppositori.




