Nuovi certificati di disabilità, i ritardi «congelano i diritti»

Risolti i problemi informatici che hanno fatto spazientire i medici di base a gennaio e febbraio, la sperimentazione della Legge sulla Disabilità nel Bresciano e in altre otto province prosegue tra alti (pochi) e bassi (tanti).
A ribadirlo sono le Acli nazionali e locali mettendo in evidenza che solo nella nostra provincia, a due mesi e mezzo dall’avvio delle nuove procedure, le pratiche di riconoscimento della disabilità rimaste al palo sarebbero all’incirca quattromila. Con conseguente congelamento della tutela dei diritti di altrettante persone fragili.
Criticità
«Grazie all’interlocuzione tra patronati e Inps - spiega Fabio Raggi, direttore del patronato Acli di Brescia - si stanno superando i problemi tecnici e sono stati introdotti accorgimenti che facilitano la compilazione e l’invito dei certificati medici introduttivi». La piattaforma per «spedire» i dati socio-economici, però, non è ancora stata messa a disposizione dei patronati.
E «l’Inps, con le risorse che ha a disposizione - prosegue Raggi -, ha attivato soltanto da poco le unità valutative di base che, avendo noi una provincia molto grande, coprono il territorio in misura inferiore rispetto alle vecchie commissioni mediche integrate. Si stanno quindi accumulando ritardi. Con l’effetto che i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie non sono oggetto di tutela: senza il riconoscimento della condizione di disabilità non si possono ottenere, ad esempio, l’anticipo pensionistico, le maggiorazioni contributive, i permessi 104».
La preoccupazione che si respira a Brescia è la stessa che si è diffusa, ad esempio, a Forlì-Cesena, altra provincia inserita nella sperimentazione. Il direttore del patronato Acli locale, Fabrizio Sbrighi, a tal proposito osserva che «la sperimentazione ha posto in capo ai medici di base dei passaggi amministrativi che non erano preparati a svolgere. E i costi da loro richiesti per compilare e inviare il certificato medico introduttivo sono lievitati: l’anno scorso il prezzo medio era 70 euro, quest’anno si viaggia attorno ai 130-170. Cifre importanti a carico di persone con fragilità».
La questione preoccupa molto anche Paolo Ricotti, presidente nazionale del patronato Acli: «Premesso che i medici sono stati caricati di un lavoro burocratico che dubito competa a loro, questa riforma riduce l’interlocuzione con i patronati facendo perdere alle persone con disabilità l’opportunità di essere accompagnate e prese in carico durante un passaggio di estrema fragilità».
Valore aggiunto
Detto ciò, è bene sottolineare che le difficoltà legate alla sperimentazione non stanno compromettendo il giudizio generale nei confronti del decreto legislativo 62/2024. A evidenziarlo è Agata Aiello, membro della presidenza nazionale Acli con delega all’Inclusione sociale: «La riforma è carica di novità in termini di autonomia e autodeterminazione della persona con disabilità. Introduce un linguaggio rispettoso, prevede il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato e ha un grande potenziale: la persona viene messa al centro e, anziché dover bussare ai vari servizi, vedrà gli stessi lavorare attorno a sé».
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