Nuovi certificati per la disabilità, per ora polemiche e disagi

Tra sistema informatico che fa i capricci, assenza di formazione specifica e aumento del carico di lavoro i medici di famiglia stanno avendo non pochi problemi nel compilare e trasmette all’Inps il nuovo documento (denominato «certificato medico introduttivo») indispensabile, da quest’anno, per avviare la pratica di riconoscimento della disabilità nella nostra e in altre otto province scelte come terre di sperimentazione della nuova legge in materia.
Una legge che impone un cambio di prospettiva mettendo al centro la persona, i suoi desideri e le sue esigenze. E che, in termini pratici, modifica il lessico (non si parla più di «disabili», ma di «persone con disabilità») e le procedure mettendo alla base di ogni cosa il «progetto di vita». Ebbene il passaggio dalla teoria alla pratica sta facendo spazientire parecchio i medici di base.
Lo sfogo
«Abbiamo riscontrato un blocco nella procedura allo step 6 di 7, o meglio al momento del download del certificato: riusciamo a compilare i vari campi e ad allegare i documenti, ma non a completare la procedura. Ne conseguono disagi per tutti, pazienti in primis», sintetizza Federica Zanotti, medico di famiglia a Castel Mella e consigliera dell’Ordine dei Medici di Brescia.
Conferma la situazione il collega di Villanuova Angelo Braga: «Molti di noi, me compreso, hanno provato più e più volte a inserire nel portale i certificati, ma nessuno per il momento ci è riuscito. Noi per ora inviamo chi necessita del certificato ai patronati, sperando che i loro medici riescano nell’impresa». Il nuovo documento, infatti, viene perlopiù richiesto ai medici di base, ma può essere redatto anche da altri medici (ospedalieri, liberi professionisti in servizio nei patronati, specialisti, pediatri... ).
Formazione
Medici certificatori nei confronti dei quali la riforma della disabilità prevede un corso che per ora non c’è stato. Un corso la cui importanza viene sottolineata da Angelo Rossi: «La formazione – precisa il presidente provinciale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) – va organizzata scegliendo una modalità che renda possibile anche la partecipazione dei colleghi corsisti che hanno la convenzione, ma sono di norma esentati dai corsi Ecm».

Dario Palini, consigliere dell’Ordine, aggiunge che «alcuni medici ce l’hanno fatta, molti altri invece no. L’Inps di Brescia è stato informato. E si sta cercando di capire come si possa risolvere il problema informatico. Al di là di questi nodi iniziali, però, per i medici di base si conferma l’aumento del carico di lavoro dal punto di vista amministrativo».
Conosce bene la questione il direttore del patronato Acli di Brescia, Fabio Raggi: «Inviato il certificato medico introduttivo, il richiedente deve passare al patronato per trasmettere, sempre all’Inps, i suoi dati socio-economici. Poi viene convocato dall’unità valutativa di base, passaggio a cui segue il rilascio del certificato definitivo. Quest’anno, però, abbiamo ricevuto solo una richiesta a dimostrazione del fatto che per i medici ci siano delle difficoltà nell’eseguire la pratica».
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