Zona a traffico limitato. Però anche zona a tolleranza limitata: delle difficoltà che comporterà e/o delle sfumature delle opinioni altrui. L’acronimo Ztl è paragonabile alla kryptonite per Superman. L’argomento dell’annunciata modifica della viabilità tra le mura del centro storico è ad altissima sensibilità. Guelfi e Ghibellini: pedoni e residenti di qua, commercianti di là. Però è un po’ più complicato di così. Ce ne siamo resi conto attraverso un micro viaggio nel percepito tra chi col cambiamento delle abitudini automobilistiche dei bresciani vedrà certamente oppure no mutare il proprio giro d’affari, in un senso o in un altro. Il traffico e la ricerca di un parcheggio sono i mali della quotidianità dei tempi moderni stravolti dalla tecnologia e per giunta avvelenati da un crisi che morde sempre e non fugge mai tra venti di guerra, carovita eccetera. Abbasso le auto, viva pedoni e alberi, ma a che prezzo?
Un tema che spacca
È pleonastico sottolineare il sollievo della maggior parte di chi il centro lo tiene vivo semplicemente abitandoci. Meno traffico significa a esempio aumentare di qualche significativo punto percentuale, la possibilità di trovare un parcheggio di prossimità a casa. Per pedoni e passeggiatori in bicicletta, è la serenità di non doversi fare piccini. Però poi c’è chi il centro lo fa vivere lavorando. Avendo magari investito in momenti storici in cui le regole d’ingaggio erano diverse.
La paura domina. Tema divisivo anche tra esercenti stessi quello dell’allargamento della Ztl e affini: tanto che ci regala un punto di vista perlopiù preferisce rimanere anonimo. Sia che si faccia portavoce del parere della maggioranza dei vicini di numero civico, sia che vada controcorrente. Il timore è anche quello di finire nel tritacarne social.

Le voci degli esercenti
Che aria tira in Corso Martiri della Libertà che sarà interessato da un restyling totale? «Brutta» ci riferisce una negoziante.
«Tra noi ci siamo parlati, ma è difficile entrare nell’ottica di cambiamenti così importanti senza conoscere bene il progetto. Aspettiamo la riunione col Comune. Diciamo che di base sono sbagliati i tempi: c’è una congiuntura economica troppo negativa. Parlo per me: non ho vergogna di dire che il 50% del mio fatturato è fatto di persone che arrivano, mettono la macchina 5 minuti con le quattro frecce, fanno il loro acquisto e via». «Sinceramente – è il pensiero di Sara Zucchini, titolare del negozio d’abbigliamento Via Fratelli Lombardi, dalla via che presto sarà soggetta a restrizioni - non considero di per sé la Ztl come un vero deterrente per il commercio. Credo piuttosto che il problema sia la mancanza di soluzioni adeguate per chi lavora in centro: parlo anche di parcheggi. È fondamentale pensare di creare collegamenti sicuri ed efficienti tra le aree in cui si può parcheggiare facilmente e gratuitamente ed il centro storico». Poi aggiunge: «La mia preoccupazione maggiore, però, riguarda i lavori per il tram che rischiano di paralizzare il centro. Serve una pianificazione attenta e concreta alle esigenze di chi vive e lavora in centro».
Chi ci crede da sempre e chi si è ricreduto
C’è poi il partito di chi di una pedonalizzazione totale ha avuto paura, ma che poi si è ricreduto. È il caso di Emiliano Abeni, titolare di «El Sobrinho» che da 21 anni presidia Piazzale Arnaldo: «Ricordo bene quando con un anno e mezzo di anticipo ci annunciarono che il Piazzale sarebbe diventato off limits per le auto. Personalmente, ma penso valga per l’80% di noi, ero spaventato perché avevo una clientela fatta di gente che usciva dal lavoro, lasciava la macchina davanti a noi, faceva le sue consumazioni e andava. Con la pedonalizzazione ho perso i clienti abituati a usare l’auto ovunque, ma ne ho trovati altri più propensi a vivere diversamente il centro e che non hanno fatto fatica ad adeguarsi. Inoltre l’auto non è più quello status symbol da esibire come è stato per molto tempo in passato. Tornando al nocciolo della questione, il piazzale ne ha guadagnato, quindi anche gli affari».
Emerge anche che le divisioni sono anche una questione di categoria merceologica di pertinenza. Quindi un conto è vendere oggetti («fortuna il mio negozio di vestiti – si inserisce un’altra commerciante – per un pelo resta fuori ...), un altro è fare ristorazione: «Per quanto mi riguarda - ci dice un anonimo che ha un’attività di somministrazione, quando ho deciso di investire in centro mi ero informato su quelli che era la visione e sapevo che si sarebbe andati in questa direzione. Secondo me, che avevo studiato l’evoluzione delle altre città, vincente. Quindi ben venga un centro più vivibile anche se rispetto le sensibilità di tutti».




