Cronaca

Morto sul lavoro, Sarezzo piange l’imprenditore Roberto Domenico Fontana

Oltre che titolare della Idorval, impresa che collaborava con le Acciaierie Venete, era anche alpino: dolore e cordoglio in paese
Barbara Fenotti
Roberto Domenico Fontana, morto sul lavoro all'interno dello stabilimento saretino delle Acciaierie Venete - Foto © www.giornaledibrescia.it
Roberto Domenico Fontana, morto sul lavoro all'interno dello stabilimento saretino delle Acciaierie Venete - Foto © www.giornaledibrescia.it

Roberto Fontana – l’uomo morto dopo essere stato schiacciato da un carrello elevatore all’interno delle Acciaierie Venete – viveva a Sarezzo, dove aveva sede anche la sua «Idroval», una piccola impresa di installazione e manutenzione di impianti idraulici, di riscaldamento e condizionamento. Lavorava in proprio e da anni la sua ditta collaborava con le Acciaierie Venete: un rapporto professionale consolidato, che lo aveva portato nello stabilimento anche lunedì. Era divorziato, aveva una compagna e una figlia alla quale era profondamente legato.

Penna nera

Di quell’affetto resta una traccia anche sulla sua pagina Facebook, in una serie di fotografie di diversi anni fa. La bambina apre la felpa rosa per mostrare una maglietta bianca: accanto al disegno del cappello con la penna si legge «Mio papà è un alpino». Ad accompagnare lo scatto, pubblicato da Roberto, la frase «Sono fiera del mio papà». Un ricordo familiare che unisce il suo essere padre all’appartenenza alle penne nere, altro riferimento importante nella sua vita.

Il richiamo agli alpini torna infatti in un’immagine scelta per il profilo nell’aprile del 2016: una scritta sulla roccia, «Per gli alpini non esiste l’impossibile». Frammenti di una vita trascorsa fra il lavoro e gli affetti, adesso raggiunti dalla notizia dell’incidente mortale.

Nel pomeriggio il fratello si è recato alle Acciaierie per recuperare il mezzo con cui Roberto era arrivato nello stabilimento. Lo stesso tragitto compiuto per lavoro si è così concluso con un familiare venuto a riprendere ciò che era rimasto lì dopo la sua morte. Intanto anche Federacciai esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia e ai colleghi del collaboratore coinvolto nel tragico incidente. In segno di rispetto e partecipazione al dolore per quanto accaduto, l’assemblea pubblica prevista per lunedì 26 ottobre è rinviata a data da destinarsi.

La poesia

Yuleisy Cruz Lezcano, scrittrice e attivista cubana residente a Bologna, ha dedicato a Roberto Fontana una poesia, «nata dal dolore e dal bisogno di fermarsi davanti a una vita spezzata mentre svolgeva il proprio lavoro». Si intitola «La sicurezza negata»:

Bastò un respiro per sciogliere

i legami, un’alba d’acciaio

inghiottì i suoi domani;

tra il ferro che canta e il fuoco

che divora, si spense

il suo passo nell’ombra di un’ora.

Il sangue altrove lo riporta,

dove la vita si fa soglia e porta,

e il cielo si veste di dolore.

Sarezzo trattiene il pianto nel cuore,

il lavoro tiene a corda la vita,

che prende da molli braccia

la forza infinita, verso il cupo

contiguo che rapisce

e lascia il mondo muto,

mentre tutto finisce.

Restano senza scopo i sogni incompiuti, fiori d’inverno

dal gelo abbattuti;

restano senza fiato i sensi,

gli abbracci sospesi, i giorni silenti.

Cadono ricordi

nell’incauto nulla

che compare sul viso,

una nuova sembianza

cancella il sorriso; il nome

che tra le lacrime rimane

eco che trema sulle cose lontane.

Un travagliato abbandono

crede nella morte di sognare,

il dolore non cede; le ferite stanno

un po’ più su del cuore, o più giù,

dove non giunge la voce del dolore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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