Addio a Terragnoli, l’ortopedico dei campioni disponibile con tutti
Era un generoso ed un’eccellenza nel suo lavoro: per i suoi pazienti interrompeva la villeggiatura a Sant’Antonio di Mavignola, saliva in auto e, non importa fosse estate o inverno, rientrava in Poliambulanza per poterli operare personalmente. In sala operatoria gli era riconosciuta una elevatissima manualità, ma ciò che i suoi pazienti hanno apprezzato erano la dolcezza del tratto con cui si porgeva all’ammalato e la rigorosa chiarezza con cui illustrava problemi e comportamenti da osservare.
Questo era il dottor Flavio Terragnoli, mancato ieri dopo un malore il 26 luglio mentre era in villeggiatura in Brenta, da dove era stato trasferito per le prime cure prima a Trento e quindi a Brescia. Avrebbe compiuto 73 anni il 15 settembre. La camera ardente sarà accessibile da oggi pomeriggio alla Domus Salutis; i funerali si svolgeranno in forma privata.
Riservatezza
«Àrdel ché chèl del Giornàl de Brèsa» mi diceva per celia, quando – per l’incoscienza della giovinezza o per gli azzardi dell’età avanzata – gli chiedevo un aiuto: la visita si concludeva con quattro chiacchiere sulle notizie di quel giorno ed io lo salutavo con un «ciao dutur fa ‘l brao», che era un invio sottinteso a non sfuggire a taccuini e telecamere dando un aiuto soprattutto ai giovani cronisti, mettendo da parte la signorile riservatezza del carattere. Dopo le medie alla Foscolo, Flavio Terragnoli all’Arnaldo si era subito proposto per bravura e proattività, espressione di un carattere di ferma dolcezza che non ha mai cambiato e lo ha accompagnato anche nella professione medica.

Si era laureato in Medicina a Milano e la passione per lo sport l’aveva convinto a specializzarsi in Traumatologia, in Medicina sportiva, in Chirurgia della mano e Microchirurgia ortopedica. Arriverà in Poliambulanza a metà anni Novanta, concluso un periodo di studio negli Stati Uniti, con successivo rientro all’Ospedale Civile nell’équipe del professor Giorgio Brunelli, uno degli antesignani della chirurgia protesica dell’anca, cui molti anni dopo seguirà quella del ginocchio grazie anche all’adozione dei robot. In una recente intervista aveva anticipato «l’affacciarsi dell’intelligenza artificiale abbinata alla chirurgia robotica».
Big e non solo
Giovane specializzando aveva iniziato a confrontarsi, interessato dalla traumatologia sportiva, con gli infortuni dei rugbisti del Brescia Concordia di cui rimarrà consulente per tre lustri, sport, quello della palla ovale, che ha sempre amato e che l’ha anche visto in campo nelle stracittadine tra rugbisti, ex rugbisti e rugbisti velleitari in cui si confrontavano Orazi e Curiazi. Dal 1985 al 1992 è stato anche consulente del Brescia Calcio.

Ma il curriculum di Flavio Terragnoli, sposato con la signora Lucia e papà affettuoso ed attento di Federico e Francesco, nonno di Filippo, se da un lato ha proposto le cure prestate ai ciclisti Marco Pantani e Vincenzo Nibali (che operò dopo esser stato chiamato dall’aereo della Presidenza del consiglio che riportava in Italia dal Brasile il ciclista siciliano dopo una caduta che gli tolse la medaglia d’oro alle Olimpiadi) o alla sciatrice tedesca Maria Reisch (tre titoli olimpici e due mondiali) o alla bresciana Dada Merighetti, dall’altro ci sono i mille interventi annui sui pazienti della quotidianità, che Flavio – apprezzato da collaboratori e colleghi – seguiva con la stessa attenzione come fossero tutti campioni.
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