Dopo 40 anni di attesa, è stata inaugurata la «Strada dei Cavatori», pensata per liberare la frazione di vighizzolo dal traffico pesante: la nuova infrastruttura, i cui costi di realizzazione sono a carico di cavatori e discaricatori, si estende per 2 chilometri, a partire dall’Ambito territoriale estrattivo 43 sino a Calcinato, bypassando il centro abitato. La sua storia ha radici nel lontano 1986, quando gli amministratori comunali imposero ai titolari delle attività estrattive l’onere di questa strada (costata oggi circa 2,5 milioni di euro), affinché i loro camion non «soffocassero» e rendessero pericoloso il cuore della frazione.
Criticità
Da lì è partito un «percorso» tortuoso, sono mutate le condizioni, ma non è cambiata l’esigenza di deviare il traffico pesante, che adesso comprende anche i mezzi di altre attività, e, così, l’Amministrazione Togni con il dirigente comunale Diego Guerini (ora in pensione), dialogando con cavatori e discaricatori, nonchè con le persone sottoposte a espropri, sono riusciti a portare a compimento l’opera che oggi fa parte della viabilità del Comune.
«Serve ancora, dopo 40 anni? Assolutamente sì – ha detto il sindaco Marco Togni –. Noi residenti di Vighizzolo sappiamo bene come molti mezzi pesanti, in arrivo anche da Calcinato, nonostante i divieti, continuino a passare; negli anni ci sono stati anche incidenti. Adesso, inoltre, completeremo la sistemazione della frazione anche con la riqualificazione della parte alta di via San Giovanni: speriamo di partire l’anno prossimo; i soldi a bilancio ci sono».
Presente, appunto, anche l’ingegner Guerini, che ha ripercorso il tortuoso «viaggio» della Strada dei Cavatori: «Quarant’anni sono tanti, ma quest’opera è la dimostrazione che, quando la pubblica amministrazione vuole raggiungere un obiettivo, lo porta a conclusione, ed evidenzio come il Comune lo abbia fatto con estrema correttezza verso tutti, verso gli operatori e verso i diritti delle persone sottoposte a espropri», ha rimarcato Guerini.
Lavoro di squadra
«Un iter tortuoso: attorno al 2000, era stato realizzato il primo tratto, poi l’opera si è fermata per problemi non risolti nell’acquisizione di aree – ha aggiunto –. Io sono arrivato nel 2011 e abbiamo ripreso in mano la situazione e rifatto la convenzione con i cavatori (ringrazio la ditta Vezzola che ha contribuito nel dialogo con gli operatori del settore). Intanto sono state affrontate altre questioni (dal dietro-front del Comune di Calcinato, quindi alla modifica del tracciato, sino al sopperire a un soggetto nel frattempo fallito), ma siamo giunti al lieto fine».
È intervenuto anche Stefano Vezzola, in rappresentanza degli operatori attivi nell’Ate43: «Credo sia giusto che attività impattanti riescano, attraverso il dialogo, a mettere a terra ricadute positive per il territorio a compensazione dei disagi – ha commentato –. Siamo orgogliosi del risultato».



