Ottocentosei persone raccontano di aver subito molestie o violenze in Università, ma soltanto due le hanno denunciate. È nella distanza tra le esperienze riferite e le denunce che si misura uno dei problemi emersi dall’indagine sul tema voluta dall’Università degli studi di Brescia. Il quadro che ne emerge è frutto dei questionari somministrati a studenti e studentesse e al personale, compresi docenti e personale tecnico e amministrativo.
Due rilevazioni distinte: alla prima, tra marzo e giugno 2023, hanno risposto 2.456 dei 16mila iscritti; la seconda tra agosto e settembre 2025, ha visto partecipare 556 dipendenti, dei 1.187 complessivi. Tra gli studenti, il 33% riferisce almeno una molestia di genere in ambito universitario. La quota sale al 43% tra le donne e raggiunge il 59% nelle scuole di specializzazione. Il 44% dei rispondenti ha invece assistito o è venuto a conoscenza di almeno un episodio: nelle specializzazioni la percentuale sale al 76%.
Le forme più frequenti riferite dalle studentesse sono le espressioni a sfondo sessuale, indicate dal 25,3%, e quelle sessiste, dal 23,6%. Seguono proposte sessuali, al 17%, e contatti fisici non consensuali, all’11,8%. Il 7,5% segnala molestie online e lo 0,4% uno stupro. Esperienze diverse, che possono essere state riferite anche dalla stessa persona.
Anche il questionario al personale restituisce un problema diffuso: il 20,5% dichiara di aver subito molestie, con uno scarto evidente tra donne e uomini, al 27,8% delle prime, il 5,9% dei secondi. Il 37,4% ha assistito o saputo di episodi.
A fronte di queste percentuali è bassissimo il numero delle denunce: sono in tutto due, alle quali si aggiungono una segnalazione alla consigliera, quattro alle rappresentanze studentesche e due allo Sportello di ascolto.
Il divario è figlio della paura di ritorsioni, della sfiducia nei canali istituzionali, ma anche della vergogna e della difficoltà a riconoscersi come vittima. Ostacoli che è tempo di rimuovere.


