Cronaca

Mobilità, Sutera: «Il punto debole sono i collegamenti con la provincia»

Il mobility manager del Comune di Brescia: «La metropolitana ha ancora margini di capacità, il tram rafforzerà il servizio. Ma fuori città il trasporto pubblico deve diventare più competitivo rispetto all'auto»
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Un treno in stazione a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Un treno in stazione a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Ogni giorno Brescia accoglie migliaia di persone che arrivano dalla provincia per lavorare, studiare o usufruire dei servizi. Una presenza che si aggiunge a quella dei residenti e pone una questione centrale: le infrastrutture cittadine sono in grado di sostenere questi spostamenti? E quanto resta da fare per rendere la mobilità più sostenibile? Ne abbiamo parlato con Alberto Sutera, Mobility manager del Comune di Brescia, che individua nei collegamenti extraurbani una delle principali criticità del sistema.

Sutera, a che punto è Brescia sulla mobilità sostenibile?

Bisogna innanzitutto distinguere la mobilità di chi vive in città da quella di chi arriva dall'esterno. I residenti hanno due alternative importanti all'automobile: andare a piedi e utilizzare la bicicletta. Chi proviene da fuori, invece, difficilmente può considerare queste possibilità, soprattutto per una questione di distanze. Per questo motivo gli investimenti devono seguire due direzioni differenti: migliorare la pedonalità e la ciclabilità per gli spostamenti urbani e rafforzare il trasporto pubblico per chi raggiunge Brescia dalla provincia.

Che cosa è stato fatto negli ultimi anni per pedoni e ciclisti?

Si è investito molto, soprattutto a partire dall'approvazione del Piano urbano della mobilità sostenibile. Negli ultimi dieci anni si sono moltiplicate le Zone 30 e ogni anno vengono realizzati interventi sulla sicurezza stradale, sui marciapiedi, sugli attraversamenti pedonali, sull'eliminazione delle barriere architettoniche e sulle fermate degli autobus. Anche la rete ciclabile è stata ampliata, insieme ai servizi per chi utilizza la bicicletta.

La città è ormai percorribile interamente in bicicletta?

Con alcune distinzioni. Ci sono quartieri nei quali muoversi in bicicletta è più semplice e altri dove è più complicato. Dipende anche da cinquant'anni di sviluppo urbanistico: alcune zone sono state progettate pensando soprattutto alle automobili o addirittura ai mezzi pesanti. Penso, per esempio, alle aree industriali, che possono essere difficili da raggiungere in bicicletta. Si può sempre fare di più, naturalmente, ma bisogna considerare anche le risorse disponibili e le differenti esigenze. Quando si decide di pedonalizzare una piazza eliminando parcheggi, per esempio, la questione diventa inevitabilmente più complessa.

Per chi arriva dalla provincia, invece, qual è la risposta?

Il trasporto pubblico. Chi arriva da fuori deve poter lasciare l'automobile e trovare un servizio rapido, capiente e attrattivo. È questa la logica degli investimenti sulle linee di forza, a partire dal tram. Le linee tradizionali degli autobus non sempre possono garantire la stessa velocità e capacità di trasporto. Il progetto del tram nasce già nel 2018 proprio per rispondere alla domanda di mobilità tra Brescia e il territorio circostante. La T2 è soltanto una parte della rete tranviaria prevista dalla pianificazione.

La metropolitana riesce a sostenere i flussi attuali?

Sì, perché dispone ancora di margini importanti. Ci sono momenti di particolare affollamento, come tra le 13.15 e le 13.30, quando escono gli studenti dalle scuole e alcuni treni sono pieni. Ma considerando l'intero arco della giornata e della settimana, soprattutto nelle tratte più esterne, la capacità residua è significativa. Il tram contribuirà a potenziare ulteriormente il sistema, affiancandosi alla metropolitana e alla rete degli autobus.

E i parcheggi scambiatori quanto possono incidere?

Sono fondamentali per offrire un'alternativa a chi entra in città in automobile. L'amministrazione ha investito sui parcheggi ai terminali della metropolitana, come Prealpino e Sant'Eufemia, e anche sul Poliambulanza, dove sono state installate le sbarre per destinare maggiormente gli spazi agli utenti del trasporto pubblico. L'obiettivo è permettere a chi arriva da qualsiasi direzione di trovare un punto di interscambio e proseguire con un mezzo pubblico. Una volta raggiunta la fermata più vicina alla destinazione, si può completare lo spostamento a piedi, in bicicletta, con un autobus o utilizzando i servizi di sharing.

Qual è oggi il principale punto debole della mobilità bresciana?

Si trova fuori dai confini comunali. La città sta investendo sulle proprie infrastrutture, ma i collegamenti extraurbani presentano ancora molte criticità. Una parte importante dell'offerta di autobus provinciali, a causa della carenza di risorse, è ormai organizzata prevalentemente intorno alle esigenze scolastiche. Sul fronte ferroviario alcune linee sono abbastanza strutturate, come la Milano-Venezia e, per certi aspetti, la Brescia-Iseo. Altre, invece, sono decisamente più deboli.

Che cosa dovrebbe migliorare?

I treni sono stati rinnovati e oggi sono più accessibili e affidabili, ma restano problemi legati alle frequenze, alla regolarità del servizio e ai tempi di percorrenza. Se il trasporto pubblico non è competitivo rispetto all'automobile, le persone continueranno a scegliere quest'ultima. L'obiettivo non dovrebbe essere soltanto convincere chi arriva a Sant'Eufemia a lasciare l'auto per prendere la metropolitana, ma fare in modo che possa utilizzare un mezzo pubblico già dal luogo di partenza. Chi arriva da Desenzano, per esempio, dovrebbe trovare conveniente prendere il treno direttamente lì. Su questo occorre uno sforzo anche da parte dei soggetti competenti per il trasporto provinciale e regionale.

I dati confermano una crescita continua degli spostamenti verso Brescia?

In realtà le rilevazioni degli ultimi tre o quattro anni mostrano un quadro più articolato. Dal 2021 sembra esserci stato un rallentamento della crescita degli scambi con l'esterno rispetto all'andamento registrato nei decenni precedenti. È un elemento che stiamo approfondendo attraverso l'analisi dei dati disponibili.

Gli investimenti sulle piste ciclabili stanno portando più persone a utilizzare la bicicletta?

La percezione è positiva, ma non abbiamo ancora dati completi. L'unico contatore utilizzato finora è quello di via Volturno, che registra un aumento medio annuo dei passaggi del 10-15%. È un segnale incoraggiante, ma non rappresenta l'intera città. Sono aumentate anche le segnalazioni dei cittadini che chiedono percorsi più sicuri, un altro elemento che suggerisce una maggiore attenzione alla mobilità ciclabile.

Presto avrete strumenti di monitoraggio più precisi?

Nel corso del 2026 abbiamo iniziato a installare una decina di nuove telecamere in grado di contare non soltanto le automobili, ma anche le biciclette e le altre componenti del traffico. I primi dati potranno essere analizzati nel 2027. Non avremo ancora una serie storica, ma inizieremo a disporre di più punti di rilevazione. Per gli spostamenti a piedi, invece, il conteggio è più difficile. Una cosa però è certa: quando si restituisce spazio alle persone attraverso le pedonalizzazioni, quello spazio viene utilizzato e vissuto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoTech to Rent, il noleggio cambia la tecnologiaTech to Rent, il noleggio cambia la tecnologia

L’azienda bresciana punta su persone, competenze e formule che permettono alle imprese di usare gli strumenti di lavoro senza acquistarli

SponsorizzatoNumerica Sales Academy 2026: dalla formazione al mondo del lavoroNumerica Sales Academy 2026: dalla formazione al mondo del lavoro

Torna il percorso gratuito dedicato a neodiplomati e neolaureati: oltre 20 ore di formazione, role play, coaching e incontri con aziende alla ricerca di nuovi talenti