Una freccia rossa di metallo che indicava la strada ai piloti, poi autografata da Stirling Moss. E due appassionati arrivati apposta da Maranello per condividere i ricordi di famiglia. Sono due delle storie emerse ieri nella sala Libretti del Giornale di Brescia, dove i 1000 Miglia Collection Days hanno vissuto il penultimo appuntamento. Fotografie, lettere, filmati e cimeli sono usciti da cassetti e soffitte per entrare nella memoria collettiva della corsa in vista del centenario del 2027.
Sul percorso coi campioni
La freccia è quella portata da Elia Casella: originale, in metallo, fissata a un supporto di legno, serviva a segnalare il percorso della Mille Miglia. Casella la colloca, pur senza una data certa, negli ultimi anni della gara di velocità, tra il 1955 e il 1957. Nel 1995, quarant’anni dopo il trionfo di Moss sulla Mercedes, riuscì a farla firmare proprio al campione britannico. Un segnale stradale diventato così una testimonianza unica, capace di collegare la corsa di ieri alla passione di oggi.
Andrea Ferrarini, invece, è partito da Maranello insieme ad Andrea Cavazzuti. Cresciuto nella città del cavallino rampante, lavora ai musei Ferrari e osserva ogni giorno la curiosità dei visitatori davanti alle vetture che disputarono la Mille Miglia. «Erano degli eroi», dice dei piloti di allora. Ha portato materiali della sua collezione e della famiglia, tra cui un volume che raccoglie discorsi di Enzo Ferrari. Un legame antico: alcuni parenti cominciarono a lavorare alla Ferrari già nel 1947. Saputo dell’iniziativa, non ha voluto perdere l’occasione di raggiungere Brescia.

Storie di famiglia
Anche Valter Lazzaroni è arrivato con un piccolo archivio, raccolto in una valigetta. Dentro, lettere indirizzate all’Automobile Club Brescia e firmate da Enzo Ferrari, oltre a un manifesto originale del 1940, anno dell’edizione disputata su un circuito ridotto. I documenti appartenevano allo zio: glieli affidò convinto che un giorno avrebbe acquistato valore.
Di famiglia parla anche Giulia Spada, che ha portato due coppe e fotografie dei genitori, James e Gianna, partecipanti alla Mille Miglia del 1955. Con loro, racconta sorridendo, c’era già anche lei: la madre la portava in grembo. Un ricordo che unisce il risultato sportivo alla storia più intima di una famiglia.
Gli «etceterini»
Klaus Ogna ha invece riportato alla luce il mondo degli «etceterini», piccole vetture da corsa costruite artigianalmente. Suo nonno, pilota e costruttore, partecipò a diverse edizioni della Mille Miglia tra gli anni Quaranta e Cinquanta. A raccontarne la passione, fotografie, tra cui quella di un incontro con Enzo Ferrari a Brescia, e un modellino di una delle sue automobili.
Ci sono poi immagini capaci di restituire il volto della città. Armanda Medani ha mostrato fotografie del nonno Giuseppe in piazza Vittoria, accanto alle automobili della Mille Miglia. Per ricostruirne la storia ha intrecciato i propri ricordi con quelli di una cugina. Federico Passi ha invece recuperato in un baule, nella soffitta di un’anziana signora del centro, una pubblicazione dedicata all’edizione del 1951: pagine segnate dal tempo, salvate dall’oblio.
Una bobina cinematografica è il contributo di Paolo Rossini. Contiene immagini girate dallo zio Angelo Rocchelli nel 1958, quando la Mille Miglia, dopo la fine della tradizionale gara di velocità, si disputò con la formula rally.
Tra foulard e annuari
Paolo Rota Gelpi, insieme a Graziella e Rosa Savoldi, ha portato invece pubblicazioni su Tazio Nuvolari, un notiziario del 1939 e foulard del 1956 e del 1957. Foulard anche tra i cimeli di Pier Luigi Foglieni: titolare della libreria specializzata Gilena International Motor Books di viale Venezia, ha presentato annuari, medaglie, cartoline timbrate lungo il percorso e libri delle prime rievocazioni storiche. La storia della Mille Miglia, del resto, non è fatta soltanto di chi ha tagliato il traguardo, ma anche di chi, in modi diversi, ne ha incrociato la strada.
Tempo sospeso
«La Mille Miglia richiama il mito della velocità e del dinamismo, ma quando le persone arrivano con i loro ricordi il tempo sembra fermarsi – osserva Elena Pala, storica e curatrice dei 1000 Miglia Collection Days –. È un tempo sospeso, nel quale prevalgono le emozioni e i ricordi. L’oggetto è importante, ma ancora più significativa è la storia che lo accompagna». Ogni cimelio diventa così il punto di partenza per un racconto personale, capace di restituire frammenti di vita e momenti legati alla corsa. E ogni incontro offre l’occasione per far riemergere episodi che rischierebbero altrimenti di andare perduti.
Ultimo appuntamento
Resta un’ultima occasione per contribuire alla raccolta. E Pala lancia un appello: «Ci piacerebbe che qualcuno portasse un vestito d’epoca: ancora ci manca». Il quinto e conclusivo appuntamento con i 1000 Miglia Collection Days è fissato per mercoledì 11 novembre, dalle 15 alle 19, in sala Libretti. È necessario iscriversi e segnalare in anticipo il materiale che si intende portare scrivendo all’indirizzo email collectiondays@1000miglia.it. I cimeli devono essere relativi al periodo compreso tra il 1927 e il 1987.



