«Il nome Nakama non ha una vera e propria traduzione in Italiano, ma ha un significato che si potrebbe spiegare con l’espressione "la famiglia che ti scegli", i compagni di avventura che ti aiutano a trovare il "One piece", che qui potremmo identificare con la felicità, e non è detto che arrivi dalla famiglia d’origine: a volte i Nakama si trovano lungo il percorso»: Alex Torbidone spiega così come è nata «La casa dei Nakama», l’associazione che presiede e che è rivolta a sensibilizzare e aiutare i giovani sul bullismo utilizzando un linguaggio pop e da «nerd» come quello dei manga, degli anime e del fumetto. Non a caso il vicepresidente e cofondatore è Renato Novara, voce di Luffy di «One piece» e Sonic.
Come nasce questo progetto?
Ho cominciato a frequentare le fiere comics accompagnando i miei figli e mi sono trovato coinvolto. L’incontro con Renato Novara ha fatto il resto: abbiamo pensato che utilizzare il linguaggio dei manga e degli anime potesse aiutare a coinvolgere i ragazzi e a veicolare il nostro messaggio.
Un progetto molto ampio che parte dagli incontri nelle scuole...
Nasce nel 2026 – siamo ufficialmente iscritti al Runts da settembre –, ma ha già trovato interesse di diversi istituti, non solo di Torino, dove abbiamo la sede. Poi entriamo anche negli eventi comics.

Al Gardacon questo fine settimana si aggiunge un altro tassello con il debutto del vostro spettacolo con cosplayer e ballerini...
L’obiettivo è far percepire ai giovani, attraverso il teatro e la danza, cosa succede quando un bullo entra in azione e dare strumenti per trovare soluzioni. «I Nakama e l’isola senza orme» è una produzione nata dalla collaborazione con la realtà Voci animate (eccellenza del doppiaggio italiano) e il corpo di ballo «The Humans colliding company»: ci saranno le voci narranti di Renato Novara e Patrizio Prata, voce di Zoro di «One piece», della psicologa e doppiatrice Beatrice Maruffa, voce nella recente serie «Carrie».
Qual è il tasto sul quale volete spingere, al di là del bullismo?
Siamo in un tempo nel quale i ragazzi sono isolati nonostante ci sia un iperconnessione. Manca, quindi, la capacità di collaborare. Noi vogliamo ribaltare questa tendenza. Non abbiamo la presunzione di risolvere, ma cercare di far capire che l’unione serve.
Perché avete scelto il mondo dei manga e degli anime per il vostro messaggio?
Perché soprattutto i cosplayer giovani, visti fuori di lì come nerd «svantaggiati», trovano un modo per essere loro stessi. E quindi l’associazione è funzionale a far vivere questa dimensione anche fuori dagli eventi. Essere cosplay vuol dire identificarsi con un personaggio, dà la libertà di essere chi si vuole essere.

Voi stimolate i ragazzi a trovare i propri Nakama, mi spieghi come?
I nostri Nakama si trovano diventando noi stessi Nakama: diciamo ai ragazzi che trasformandosi in una persona che può sostenere qualcuno che ha problemi, altri Nakama si avvicineranno a lui. È un po’ il tema centrale di «One piece», manga al quale ci ispiriamo: in questo è fondamentale la «ciurma dei Nakama» che ha la possibilità di vincere perché è fatta di persone diverse tra di loro. La diversità della ciurma la porta, quindi, ad essere vincente. Questo è quanto raccontiamo nelle scuole con le nostre psicologhe. Una narrazione non formale, fuori dall’ordinario. Non manca però la spiegazione scientifica, per esempio cosa succede nella mente del bullo a livello neuronale.
Il prossimo passo?
Videocorsi dedicati ai ragazzi e ai genitori con le nostre psicologhe.
Ricordiamo i dettagli per assistere al vostro spettacolo al Gardacon...
L’appuntamento è al Gardacon, al Centro Fiera Montichiari, questa domenica 8 novembre alle 12.30 al Palco Grande.
Informazioni: lacasadeinakama.it; info@lacasadeinakama.it; Instagram: @lacasadeinakama




