Per quindici anni tante famiglie le avevano affidato ciò che avevano di più prezioso. Questa mattina si sono ritrovate in una chiesa gremita per salutare Mira Jovovic, la maestra di 53 anni morta per una meningite batterica. Tra il suono delle campane e una pioggia leggera, Montichiari si è stretta al marito Luca, al figlio Michael e agli altri familiari.
L’omelia
Nell’omelia l’abate Cesare Cancarini è ripartito dalla porta della materna San Giovanni Battista di Vighizzolo: ogni mattina arrivano i genitori con i bambini per mano, qualcuno entra volentieri, qualcuno fa più fatica. Dall’altra parte occorre «una voce che accoglie, una mano che sa aspettare». Per tanti quella voce e quella mano erano state di Mira, soprattutto nel pomeriggio, quando la giornata si allunga e servono ancora un gioco, una canzone, un abbraccio.
Attraverso i ricordi raccolti dalle colleghe, Cancarini ha raccontato la sua calma, il carattere forte, la capacità di accogliere tutti con dolcezza e pazienza. Attenzioni quotidiane, ripetute, che aiutano un bambino a fidarsi. Ora, davanti a quella porta rimasta senza di lei, lo smarrimento delle famiglie e delle persone che le volevano bene. «Oggi abbiamo un dolore che non sappiamo dove mettere», ha detto l’abate.
Il dolore del figlio

Anche a casa Mira sapeva ascoltare. Lo ha ricordato Cancarini attraverso il messaggio ricevuto da Michael: al ritorno il figlio le raccontava ogni dettaglio della giornata, cercava un consiglio, il modo di diventare migliore. «Ha investito vent’anni della sua vita su di me», ha scritto. E continuava ad abbracciarla come da piccolo: lei gli diceva quanto ne fosse contenta.
Fuori dalla chiesa, alla fine, sono volati palloncini bianchi e rosa. Solo una settimana fa, sabato 31 ottobre, Mira era morta dopo un peggioramento rapidissimo. Venerdì aveva lavorato regolarmente; in serata erano comparsi febbre e forte mal di testa, poi l’aggravamento e il trasporto in ospedale. Il sospetto di meningite da meningococco aveva fatto scattare la profilassi per 180 contatti stretti. Il 3 novembre gli esami hanno escluso il meningococco e confermato una forma batterica non contagiosa: Ats ha quindi disposto la fine della profilassi e della sorveglianza sanitaria.



