Furono le donne a dare un volto alla speranza. Madri, mogli, sorelle, fidanzate: durante gli anni più duri della Seconda Guerra mondiale affidarono alla Vergine i giovani di Sarezzo chiamati al fronte, chiedendo protezione per chi partiva e il dono più atteso, quello di vederli tornare a casa. Da quella preghiera collettiva, nata nelle case e nel dolore di una comunità sospesa tra attesa e paura, prese forma la devozione alla Madonna del soldato e del Buon ritorno.

Un culto iniziato il 26 maggio 1946, quando dalla Valle di Sarezzo partì la prima processione che portò la statua fino a Sant’Emiliano. Sabato, a ottant’anni dalla nascita di quella tradizione, Sarezzo tornerà a raccogliersi attorno alla sua Madonna, con la discesa della statua dal Santuario dei Santi Emiliano e Tirso alla parrocchia dei Santi Faustino e Giovita.
Ogni cinque anni dal 1946 la Madonna lascia il santuario, dove è abitualmente custodita, e torna tra le case del paese, restando poi in parrocchia per diversi mesi, fino alla prima domenica di dicembre, prima del ritorno a Sant’Emiliano.
Programma
La giornata di sabato, promossa dal gruppo Alpini di Sarezzo in collaborazione con il Comune, si aprirà alle 11 con la celebrazione della messa al santuario. Alle 12 è previsto il pranzo su prenotazione al 328.8338577. Nel pomeriggio, alle 14, prenderà il via il pellegrinaggio con la traslazione della statua verso la chiesa della Valle.
Il momento più solenne sarà poi in serata: alle 20 la processione accompagnerà la Madonna fino alla parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita con l’accompagnamento della Filarmonica Santa Cecilia. La Madonna del soldato è custodita abitualmente nel santuario di Sant’Emiliano e Tirso, a oltre mille metri di quota, luogo caro alla devozione popolare e alla memoria collettiva della comunità.
La sua storia affonda le radici nel 1946, quando, dopo gli anni laceranti del conflitto, la statua venne portata per la prima volta al santuario. Da allora il rito si è ripetuto nel tempo, assumendo il valore di un appuntamento comunitario capace di unire il ricordo dei caduti, la gratitudine per chi fece ritorno e l’invocazione di pace. A rendere ancora più forte il significato della statua è il cuore di stoffa che porta con sé, nel quale sono custoditi i nomi dei saretini chiamati alle armi durante la Seconda guerra mondiale. Nomi di uomini partiti da case e famiglie del paese, alcuni tornati, altri caduti o dispersi. Il ritorno della Madonna in parrocchia diventa così il ricomporsi ideale della comunità attorno alla propria storia.



