La Costituzione italiana appesa alla recinzione di una casa nei pressi del parco. Poco più in là, nuove etichette politiche comparse nel giro delle ultime ore. A Maclodio continua a far discutere l’intitolazione del giardinetto in via Giovanni XXIII a Sergio Ramelli, trasformata in un caso che va ben oltre una semplice cerimonia istituzionale.
L'inaugurazione del parco allo studente ucciso da esponenti di Avanguardia Operaia nella primavera del 1975 a Milano per aver scritto un tema contro le Brigate Rosse si è svolta domenica mattina alla presenza di amministratori locali, rappresentanti istituzionali e cittadini.
L’intitolazione era stata presentata come un momento di memoria dedicato a una delle vittime degli anni di piombo, ma, poco dopo il luogo è diventato teatro di un atto vandalico che ha suscitato la condanna di numerosi esponenti politici. Per primo il sindaco del paese, Simone Zanetti che ha commentato l'accaduto: «Tale gesto è l’espressione proprio della viltà e dell’infamia che si contrappongono agli ideali per i quali si deve onorare la memoria di Sergio Ramelli. Le forze dell’ordine, ovviamente, si sono già attivate affinché i responsabili siano individuati».
Dopo il primo atto vandalico avvenuto all’indomani dell’inaugurazione, nella giornata di oggi il parco è stato però nuovamente preso di mira con l'affissione di etichette, questa volta del movimento Remigrazione. Un episodio che alimenta nuove tensioni e polemiche.

Ma non solo: a rendere ancora più embematica la giornata è stata anche la comparsa di una copia della Costituzione appesa sulla recinzione della prima casa che si incontra entrando a Maclodio. Un’iniziativa che non è passata inosservata e che si inserisce nel clima di acceso dibattito che sta accompagnando la vicenda.


