Sono piccole tavolette di terracotta incise con linee e segni che da quattromila anni custodiscono un mistero. A cosa servivano? Erano strumenti per contare, amuleti, calendari, oggetti rituali? Una risposta ancora non c’è. Ma dal Lucone ne sono emerse altre tre (una trovata proprio ieri): il sito palafitticolo di Polpenazze porta così a 23 il numero delle «tavolette enigmatiche» restituite dagli scavi, un dato eccezionale per questi reperti. È la scoperta più significativa della campagna archeologica 2026, che si concluderà la prossima settimana dopo sei settimane di ricerche. Agli scavi hanno partecipato volontari arrivati da Egitto, Cina, Moldavia e Croazia grazie al bando Unesco, insieme a studenti, restauratori e ricercatori italiani e stranieri.
Ipotesi
Le due tavolette risalgono al 2034 a.C.: «Non siamo mai arrivati a una conclusione sulla loro funzione – spiega il direttore degli scavi Marco Baioni –. Potrebbero avere un valore numerico ed essere legate agli scambi e alla metallurgia, perché ricorrono in siti con una forte vocazione metallurgica». Alcune sono state ritrovate spezzate intenzionalmente: se davvero servivano a registrare scambi o quantità, ricordano da lontano uno scontrino strappato dopo un acquisto. «Se questa ipotesi fosse confermata – aggiunge Baioni – sarebbero la cosa più vicina alla scrittura prodotta dall’Europa nella piena età del Bronzo».
Altri ritrovamenti
Il nuovo settore, aperto dopo le indagini con georadar dell’Università di Bamberg, doveva verificare l’estensione del villaggio. «Pensavamo a uno scavo di controllo – racconta Baioni –, invece siamo stati travolti dalla quantità di ceramiche»: prima di abbandonare il sito gli antichi abitanti lasciarono decine di recipienti, oltre a un pugnale, punte di freccia, ornamenti, oggetti in faïence, antenata del vetro. Anche una piccola tazza, ritrovata integra.

Il Lucone continua così a confermarsi uno dei siti palafitticoli più importanti d’Europa. «È una cornucopia di scoperte, ogni anno», osserva Marcello Zane, presidente della Fondazione Piero Simoni che gestisce il Museo archeologico della Valle Sabbia. Alla presentazione hanno partecipato anche l’assessore di Gavardo Angelo Bettinzoli, che ha definito il Lucone «un sito generoso, capace di regalarci continuamente nuovi pezzi di storia», e il consigliere regionale Floriano Massardi. Conclusa la campagna, gli archeologi puntano a saggi anche negli altri insediamenti del Lucone per ricostruire la storia dell’occupazione dal 2000 al 1400 a.C.



