Per trent’anni è rimasto un grande cratere nel mezzo della pianura bresciana, abbandonato dopo aver fornito quintali di ghiaia pregiata al comparto dell’edilizia. Destinata probabilmente a diventare una discarica di rifiuti, a Calcinato l’ex cava Mascarini ha preso invece la forma di un bacino idrico da 700mila metri cubi d’acqua, progettato per dare una riserva all’agricoltura e contribuire a contenere le piene durante le precipitazioni più intense. Un’opera da quasi 14 milioni di euro, finanziata con fondi Pnrr, che unisce il recupero di un sito abbandonato all’ammodernamento della distribuzione irrigua.
Il progetto
«È un progetto pilota che anche Regione Lombardia ha voluto molto fortemente», ha detto Luigi Lecchi, presidente del Consorzio di bonifica del Chiese, ente attuatore del progetto. La struttura è in fase di ultimazione e l’obiettivo, conferma il presidente, è renderla operativa dal prossimo anno.
Il funzionamento segue un principio semplice: raccogliere l’acqua quando è disponibile per utilizzarla nei periodi di scarsità. «In questo luogo si concretizza quella che è la nostra strategia per l’adattamento al cambiamento climatico», ha precisato Giorgio Maione, assessore all’Ambiente di Regione Lombardia.

L’impianto
Nei mesi invernali e nelle fasi di maggiore abbondanza, l’invaso potrà immagazzinare una riserva da distribuire durante la stagione irrigua. Nei momenti di pioggia intensa contribuirà invece a trattenere temporaneamente parte delle acque, rallentandone il deflusso.
L’intervento interessa una superficie di circa 55mila metri quadrati. L’ex cava è stata rimodellata e impermeabilizzata con uno strato di argilla sul fondo e sui pendii. Nel sottosuolo è stata scavata, inoltre, una rete di 15 chilometri di condotte, con 130 idranti e contatori aziendali, che servirà 180 ettari di terreno e 34 imprese agricole. «Abbiamo tutto un sistema di idrovore che pesca l’acqua dal bacino – ha spiegato Lecchi – e con una condotta sotterranea porta l’acqua in tutti gli appezzamenti». Saranno poi gli agricoltori a scegliere come utilizzarla, attraverso pivot, rotoloni o impianti a goccia.

Il beneficio
Il beneficio atteso è quindi duplice: aumentare la disponibilità d’acqua e distribuirla in modo più controllato, secondo le esigenze delle colture, limitando gli sprechi. Per le aziende significa poter contare su una riserva aggiuntiva nei periodi più delicati e programmare meglio l’attività.
Lecchi ha richiamato il contesto di un’area circondata da discariche, nella quale il Consorzio e le autorità competenti hanno lavorato per dare una nuova funzione alla cava. E Maione ha insistito sul valore del recupero: «Un luogo dismesso, a rischio di diventare una futura discarica, trasformato in una risorsa. Questa è la politica ambientale come la interpretiamo: riutilizzare e recuperare ciò che è perso e non disperdere le risorse fondamentali come l’acqua».
L’entrata in funzione è prevista per la stagione irrigua 2027, dopo il completamento delle verifiche finali.



