Nel corso dell’estate che stiamo vivendo, in varie occasioni abbiamo dovuto fronteggiare situazioni di criticità dovute alla scarsità di acqua. Una delle difficoltà più gravi è quella legata alla riduzione della produzione di energia idroelettrica causata del basso livello dei bacini di accumulo idrico. Negli invasi bresciani, dati di Regione Lombardia indicano che il livello medio di riempimento a fine luglio era del 28,2% del totale: questa percentuale è inferiore alla media del 33,9% rilevata nell’intero Nord Italia e molto al di sotto del 50,8% di riempimento registrato (sempre nell’Italia settentrionale) a luglio 2025.
La carenza idrica ha reso molto più complicato l’operare delle centrali idroelettriche, che sono state costrette a ridurre la fornitura di energia alla rete. I numeri forniti da Terna e riferiti a luglio registrano, nel Nord Italia, un calo di produzione del 33,3% rispetto allo stesso mese del 2025, con una produzione mensile attestata a 1.467 Gigawattora. Mediamente, da gennaio a luglio, il calo è del 29,4%. Per quanto riguarda la provincia di Brescia, se la tendenza dei primi sette mesi dell’anno fosse confermata, la produzione di energia idroelettrica calerebbe dai 3.199 Gwh registrati nel 2024 (anno di picco storico), a poco meno di 2.000 Gwh (stimati) nell’intero 2026, con una possibile perdita di circa il 38%.
Il grande caldo
La situazione è stata aggravata dal grande caldo di quest’estate. Infatti, a causa della necessità di far funzionare condizionatori e impianti di raffreddamento, il fabbisogno energetico è risultato in forte crescita, segnando – tra gennaio e luglio – un +6,9% in Lombardia e un +3,3% a livello nazionale.
Il minor apporto di energia idroelettrica prodotta, unitamente all’aumentare della domanda, ha reso quindi necessario reperire elettricità da altre fonti. In primis, aumentando l’importazione dall’estero: lo scambio netto di energia proveniente da Francia, Svizzera, Austria e Slovenia è cresciuto del 4,4% nel mese di luglio, raggiungendo i 5.323 Gwh a livello nazionale. In secondo luogo, va notato un aumento di energia prodotta attraverso il fotovoltaico: in Italia, i dati di Terna riportano un +20,6% rispetto a luglio 2025, con circa 401 Mw di nuova capacità fotovoltaica in esercizio attivata nella sola Lombardia dall’inizio dell’anno. Infine, nel mese di luglio è aumentata del 14,1% la produzione di energia termica a livello nazionale.
La grave siccità
La grave siccità che ha caratterizzato i mesi centrali dell’estate ha dunque messo a dura prova la produzione di energia da fonte idrica nell’Italia del nord, provincia di Brescia inclusa. E questo rappresenta un serio problema perché l’idroelettrico continua a essere una delle colonne portanti del sistema elettrico nazionale. Nel 2025 ha fornito oltre 41 Twh di energia, coprendo circa il 13% della domanda elettrica italiana e rappresentando un terzo dell’energia rinnovabile prodotta nel nostro Paese. Inoltre, la sua importanza è data dal fatto che l’idroelettrico è la principale fonte rinnovabile programmabile, costituendo – al contempo – sia una leva per la decarbonizzazione del Paese sia uno strumento fondamentale per contenere il prezzo dell’energia.
«Serbatoi energetici»
Alla base della produzione di energia idroelettrica c’è un principio semplice: accumulare acqua e trasformarne l’energia potenziale in elettricità. L’acqua conservata in un bacino viene fatta scendere attraverso condotte forzate verso le turbine, che azionano i generatori.
I bacini cosiddetti «stagionali» svolgono soprattutto una funzione di accumulo su periodi lunghi. L’acqua viene raccolta nei mesi caratterizzati da maggiori precipitazioni e dallo scioglimento delle nevi, per essere poi utilizzata progressivamente durante l’estate o nei periodi di maggiore richiesta. Diverso è il funzionamento dei bacini gestiti giornalmente, pensati per una regolazione più rapida: qui l’acqua può essere accumulata e restituita nel corso della stessa giornata, così da adattare la produzione al variare dei consumi nei differenti orari. Le turbine vengono infatti attivate nelle ore di maggiore domanda, mentre nelle ore di consumo più basso l’acqua viene conservata. Il bacino diventa così una sorta di «serbatoio energetico», capace di spostare la produzione nel tempo e contribuire alla stabilità della rete elettrica.


