Cronaca

«Da madri a madre, in 400 scriviamo a Meloni perché si ascoltino i giovani»

La pedagogista Maria Paola Mostarda con un gruppo di donne ha scritto una lettera a margine delle manifestazioni dei ragazzi in Italia e all’estero: «Non solo disordini e violenze, bisogna creare occasioni di ascolto e dialogo»
Francesca Sandrini

Francesca Sandrini

Vicecaposervizio

Una recente manifestazione
Una recente manifestazione

Parte oggi da Brescia con la firma di 400 madri la lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni con due domande cruciali. La prima: chi sta ascoltando i giovani italiani che stanno protestando in Italia e in altri Paesi europei? La seconda: quali messaggio sta veicolando l’Italia sui suoi giovani? E ancora, entrando nel dettaglio: «Vogliamo davvero lasciare che l’incontro dei giovani con la Cosa pubblica avvenga a suon di idranti e lacrimogeni? Vogliamo davvero portare gli italiani a pensare che tutti i giovani che manifestano sono violenti o vogliamo dimostrare che lo Stato riconosce nel loro lottare l’interesse a essere parte della Cosa pubblica?»

«Non siamo più esperte né più titolate di tante e tanti che hanno preso la parola in queste settimane, ma siamo tutte madri come lei, che si è presentata agli italiani così», si legge nella missiva alla premier. E «il tema che le vogliamo sottoporre non concerne i pochi autori di gesti violenti, che vanno certamente fermati, come la Costituzione invita a fare; ma le migliaia di giovani che sono scesi in piazza per protestare».

La promotrice dell’iniziativa, avviata solo pochi giorni fa e subito cresciuta moltissimo, è la pedagogista Maria Paola Mostarda.

Maria Paola Mostarda
Maria Paola Mostarda

Com’è nata questa lettera?

È nata dall’osservazione dalla realtà, dalla constatazione del fermento dei giovani nel nostro e in altri Paesi, un fermento che ha messo in evidenza una serie di temi reali e che fa piacere a fronte della tendenza della società a chiudersi nel privato. Purtroppo, però, io e altre donne con cui mi sono confrontata ci siamo rese conto con stupore che l’unica risposta ai manifestanti è stata di tipo repressivo, mentre venivano enfatizzati i disordini, le violenze, i problemi che pure si sono verificati. Non ho sentore che ci siano state occasioni di ascolto e dialogo a livello istituzionale e, da pedagogista, questo mi pare drammatico perché i giovani sono un bene prezioso (il più prezioso per il futuro) sempre e ovunque, ma soprattutto oggi in Italia dove, com’è noto, si registra una grave denatalità e molti giovani vanno all’estero per trovare un lavoro. Secondo noi, e da questo momento parlo al plurale perché ormai siamo un gruppo, non si è vista alcuna sensibilità nei confronti dei giovani.

E quindi come vi siete organizzate?

Sabato mattina con alcune amiche abbiamo inviato il testo della lettera ai nostri contatti via Whatsapp. In quattro giorni abbiamo raccolto quasi 400 firme e continuano ad arrivarne, tanto che ci stiamo organizzando per continuare su una piattaforma che comunicheremo al più presto.

Si aspettava questa risposta?

Se devo essere sincera, non me l’aspettavo per niente. Eppure non posso dire di essere soddisfatta perché prevale il dispiacere di non essere stata smentita. Speravo che qualcuno ci facesse sapere che in realtà ci sono stati incontri con i giovani, un confronto. Invece niente: purtroppo il mio non era un dubbio individuale.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Secondo lei perché è finora mancato questo confronto e che cosa si dovrebbe fare al riguardo?

Non vorrei addentrarmi in campi che non mi competono, ma dubito che sia un caso una rappresentazione delle proteste affidata esclusivamente a immagini di vetrine rotte. Quanto al da farsi, penso che andrebbero ricercate occasioni di ascolto e dialogo a diversi livelli dalle scuole ai comuni, dalle regioni allo Stato. Intanto noi oggi manderemo la nostra lettera alla presidente Meloni. Chiedendole, tra l’altro, se «tra i ragazzi che manifestano vede sua figlia, o le compagne di sua figlia, le atlete della squadra di sua figlia».

Che cosa vi aspettate?

Non abbiamo grandi aspettative. Altre persone qualificate, come scriviamo citando studiosi, educatori, vescovi e sacerdoti, scienziati, medici, filosofi, storici, saggisti, rappresentanti dei comuni e del Terzo settore, hanno espresso pareri chiari sui disagi dei giovani e non sono stati ascoltati. Ma ci sembrava doveroso far sentire anche la nostra piccola voce.

Anche gli uomini possono firmare la lettera?

Per il tono che abbiamo voluto dare alla lettera, no. È una lettera da donna a donna, da madre a madre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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