Leggere, scrivere e far di conto: era l’obiettivo minimo della prima scolarizzazione diffusa. Due, tre anni di istruzione, per cercare di strappare le nuove generazioni all’analfabetismo di massa. Ci vollero cent’anni per vincere le resistenze delle famiglie, che avevano bisogno del lavoro dei figli, anche piccolissimi, e l’indifferenza dei ceti agiati, cui l’ignoranza popolare non dava certo fastidio. «Leggere, scrivere e far di conto - Storia e curiosità scolastiche nei documenti ottocenteschi conservati negli archivi clarensi» è il titolo della ricerca svolta dalla professoressa Ornella Gazzoli che, ora raccolta in un volume, sarà presentata sabato, alle 16, nell’auditorium della Fondazione Biblioteca Morcelli - Pinacoteca Repossi di Chiari.
La ricerca
Il volume raccoglie il risultato di oltre due anni passati sulle carte del cospicuo patrimonio di documenti raccolti negli archivi storici clarensi inserendo l’analisi in un contesto più ampio, con riferimenti alla legislazione scolastica che fin dagli inizi dell’Ottocento ha cercato di rendere obbligatoria e diffusa l’istruzione di base.
Il confronto fra l’impostazione iniziale austroungarica e il forte impulso successivamente dato dal Regno d’Italia, ricostruisce il lungo e faticoso cammino dell’emancipazione delle classi popolari. Se le impostazioni statali erano ricche di indicazioni e buoni propositi, toccava poi ai singoli Comuni trovare il modo per istituire scuole, formare insegnanti, invogliare le famiglie a mandare a scuola i figli, dare organicità a un progetto di alfabetizzazione minima che prevedesse, appunto, insegnare a leggere, scrivere e far di conto.
Tempi difficili
Non erano tempi facili: i servizi igienici erano… rudimentali, le classi affollate, riscaldare le aule era un’impresa e se oggi gli studenti hanno patito la clausura del Covid, a metà dell’Ottocento dovettero vedersela con insurrezioni, guerre e il colera.
Pioniera
La storia di Chiari è emblematica di almeno un secolo di pionieristica scolarizzazione popolare. I documenti che Ornella Gazzoli squaderna mostrano un ventaglio di ampio respiro, dipanando i molti problemi che le Amministrazioni comunali dovevano affrontare, con un rigidissimo vincolo di parità nei bilanci. Le prime scuole si aggregarono alle istituzioni già esistenti, così a Chiari le prime classi vennero aperte accanto al Ginnasio che già aveva una tradizione secolare, negli edifici che ora sono sede della Biblioteca Morcelli e della Pinacoteca Repossi. Solo agli inizi del Novecento troveranno spazio nell’ex Rocca.
Differenze tra bambini e bambine
Se per i maschi una soluzione la si trovava sempre, assai meno preoccupazioni si avevano per l’istruzione femminile, per la quale si ricorreva ad alloggiamenti provvisori e precari, come le stanze accanto all’infermeria dell’Ospedale vecchio. Diversi anche i programmi: nozioni per i maschietti, materie «donnesche» per le bambine. Si incontrano pagine vivaci sull’attività delle maestre e dei maestri, la loro formazione e l’impostazione pedagogica del tempo. Le relazioni degli ispettori si incentravano su frequenza, risultati, ma anche sulle maniere dei maestri, affinché non fossero troppo ruvide. Intanto cresceva anche il desiderio di apprendimento fra gli adulti, che affollavano le scuole serali e festive. Il volume mostra aspetti curiosi e interessanti del mondo scolastico, che l’autrice coglie in profondità, attingendo alla sua vasta esperienza di docente.




