Cronaca

Le Vele, il pm chiede tre assoluzioni: «Per il crollo nessun colpevole»

Per l’accusa le responsabilità del cedimento al parco acquatico di San Gervasio, avvenuto nel 2016, non sono provate oltre ogni ragionevole dubbio
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

I vigili del fuoco al lavoro al parco acquatico Le Vele di San Gervasio
I vigili del fuoco al lavoro al parco acquatico Le Vele di San Gervasio

«Nessun colpevole». Le probabilità che il processo per il crollo della torre del parco acquatico le Vele di San Gervasio, che si era schiantata al suolo nel primo pomeriggio dell’8 agosto di dieci anni fa, si chiuda senza responsabili sono elevatissime. Dopo il proscioglimento in udienza preliminare di Roberta Cremaschini, uscita indenne anche dalla causa civile intentata nei suoi confronti, il pubblico ministero Caty Bressanelli ha chiesto di assolvere anche gli altri tre imputati: Mauro Mancini, Ezio Stagnoli e Fabio Merici.

Secondo il titolare dell’accusa non si può affermare che il crollo della soletta della torre, avvenuta quel pomeriggio nel cantiere aperto nell’edificio per realizzare un nuovo bar e nuove stanze, sia al di là di ogni ragionevole dubbio imputabile a loro responsabilità.

Concorso di cause

Stando a quanto emerso dal dibattimento che si è celebrato davanti al giudice Mauroernesto Macca, il disastro sarebbe infatti da attribuire alla somma di diverse concause, non tutte attribuibili agli imputati cui, peraltro, veniva contestato solo l’utilizzo di inidonei materiali di costruzione.

Lo ha evidenziato nel corso della sua requisitoria conclusiva il sostituto procuratore Caty Bressanelli. Per il pubblico ministero non si può dire con certezza che il crollo dell’edificio, avvenuto fortunatamente in un frangente in cui l’impianto era chiuso e lo stabile interdetto al pubblico proprio per i lavori in corso, sia addebitabile solo alla inadeguatezza dei forati e delle malte impiegate. Un peso potrebbero avere avuto anche calcoli strutturali errati, non contestati agli indagati, ma anche l’aggravio statico – stimato nel 167% – provocato dai lavori firmati da Cremaschini, la progettista prosciolta in udienza preliminare. Un dubbio insuperabile per l’accusa, davanti al quale per il pubblico ministero non c’è alternativa all’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Verso la sentenza

Dopo le conclusioni dell’accusa, il processo ora è stato aggiornato al 3 luglio. Toccherà agli avvocati Simonetta Geroldi, Elena Scotuzzi e Gianluigi Bezzi intervenire e concludere prima della camera di consiglio e la sentenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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