«Lavoro di frontiera» al Borsoni, la realtà degli operatori sociali

Questa volta lo sguardo si ribalta: non più chi è seguito ma chi ogni giorno segue, accompagna, sostiene.
È il punto di vista degli operatori sociali il cuore di «Lavoro di frontiera e frontiere del lavoro», l'appuntamento in programma martedì 28 aprile al Teatro Borsoni promosso dalle cooperative sociali La Rete di Brescia e Il Pugno Aperto di Bergamo insieme al Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con Teatro dei Borgia.
L’iniziativa
Quattro ore per raccontare un mestiere complesso e spesso poco visibile. Si parte alle 17.30 con un momento rivolto a persone interessate a lavorare nel sociale, poi alle 18.30 verrà proiettato il docufilm «L’Équipe» di Gianpiero Borgia.
«Abbiamo intervistato oltre quaranta operatori per capire quanto il loro lavoro incida sulla vita personale – racconta Borgia –. Da queste testimonianze ne abbiamo scelte cinque». Cinque racconti, cinque momenti di svolta, per restituire la complessità dei cosiddetti «lavori di frontiera».
«Con questo progetto abbiamo voluto accendere una luce su chi lavora con le persone – spiega Domenico Bizzarro, direttore de La rete –. Gli operatori sociali sono spesso invisibili, ma svolgono una funzione pubblica fondamentale. Sono lavoratori che stanno sulla frontiera: un luogo di separazione, ma anche di incontro, dentro una tensione continua tra normalità e fragilità».
Un mestiere complesso
Un lavoro che negli anni è profondamente cambiato, attraversato da nuove tensioni sociali e da bisogni sempre più complessi. «Parliamo di professioni ancora poco valorizzate, anche dal punto di vista economico – aggiunge Bizzarro – ma che incarnano pienamente il principio costituzionale di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza».
L'iniziativa «chiude un percorso importante di collaborazione tra ambito culturale e sociale» osserva Gian Mario Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano.
A chiudere la serata sarà «Oliviero», spettacolo tratto da una delle storie raccolte nel docufilm che indaga il rapporto tra un assistente sociale e un uomo fragile. L’appuntamento è la tappa conclusiva di «Opera pubblica», un «progetto promosso come prosecuzione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura» spiega Giovanni Rizzardi, consigliere delegato alla Cultura di Fondazione comunità bresciana, che ha finanziato il progetto.
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