Cos’è il «reddito di libertà» per le donne vittime di violenza

Il cosiddetto reddito di libertà, per le donne vittime di violenza in condizione di bisogno, aumenta a 523 euro mensili nel 2026. Lo ha comunicato l’Inps con una circolare del 9 aprile: l’importo del contributo valeva 500 euro nel 2025 e sarà valido per un massimo di 12 mensilità, «nei limiti delle risorse disponibili». Vediamo nel dettaglio le principali novità che interessano questa misura nel 2026.
Cos’è il reddito di libertà
Il reddito di libertà è un contributo economico per le donne vittime di violenza, con o senza figli, seguite dai centri antiviolenza e dai servizi sociali. È finalizzato a sostenere le donne nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza favorendo l’autonomia abitativa e personale, il percorso scolastico e formativo dei figli minori.
È rivolto alle donne vittime di violenza:
- residenti nel territorio italiano;
- cittadine italiane;
- cittadine comunitarie;
- cittadine di Stato extracomunitario in possesso di regolare permesso di soggiorno, comprese le straniere aventi lo status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria;
- devono risultare in condizione di povertà, legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente, dichiarato dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale;
- essere seguite da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e da un servizio sociale.
Importo e scadenze
L’importo delle domande accolte nel 2025 aumenterà a 530 euro mensili fino a un massimo di 12 mensilità. L’integrazione sarà effettuata utilizzando le risorse statali o le risorse regionali trasferite per il finanziamento della misura.
Una volta completata l’integrazione delle domande accolte nel 2025, l’Inps procederà a disporre il pagamento delle domande presentate nell’anno 2026, sempre nei limiti delle risorse a disposizione, dandone comunicazione alle interessate.
Le domande presentate entro il 31 dicembre 2025 e non accolte per insufficienza di risorse sono decadute, ma possono essere ripresentate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 per accedere al contributo nell’anno 2026.
La domanda è trasmessa all’Inps esclusivamente tramite i Comuni, che devono inviare solo le domande per le quali abbiano verificato preventivamente il possesso dei requisiti e la validità e completezza dei dati indicati nel modulo, inclusa la sussistenza dello stato di bisogno e il proseguimento del percorso di fuoriuscita dalla violenza.
Come funziona la presentazione della domanda
Dal 2026 le donne in possesso dei requisiti, comprese quelle la cui domanda presentata entro il 31 dicembre dell’anno precedente ha avuto un esito «Non accolta per insufficienza di budget», possono presentare la domanda per il beneficio in argomento dal 1° gennaio al 31 dicembre di ciascun anno, utilizzando il modulo sul sito dell’Inps.
Nel caso di domande presentate nel 2025 e non accolte per carenza delle risorse finanziare, i comuni di riferimento dell’interessata possono allegare nuovamente il modulo di «Domanda Reddito di libertà» allegato alla domanda del 2025, dopo avere verificato la validità dei dati indicati, tra cui la sussistenza dello stato di bisogno e il proseguimento da parte dell’interessata del percorso avviato con il centro antiviolenza.
Per la trasmissione delle domande gli operatori dei Comuni devono accedere con la propria identità digitale (Spid di livello 2 o superiore, Carta d’identità elettronica 3.0 o Carta nazionale dei servizi) al servizio disponibile sul sito dell’Istituto, www.inps.it, al seguente percorso: «Sostegni, Sussidi e Indennità», «Esplora sostegni, sussidi e indennità», «Vedi tutti», «Trasmissione domande, istruzioni e software delle prestazioni sociali», in cui è presente una dedicata alle domande per il Reddito di libertà.
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