L’attesa per avere un appuntamento può durare anche sette mesi. Per chi proviene da un Paese straniero e desidera iniziare una nuova vita in Italia può sembrare un’eternità. Ma le domande per ottenere il permesso di soggiorno sono numerose e ogni giorno fuori dalla Questura di Brescia – sotto la pioggia, al freddo in inverno o sotto il sole cocente in estate – le file di persone in attesa del proprio turno non passano inosservate. Gli addetti dell’Ufficio immigrazione di via Sandro Botticelli, uno dei più importanti in Italia (secondo solo a a quello di Roma e Milano), diretto dalla dottoressa Francesca La Chioma, primo dirigente della Polizia di Stato, ricevono fino a 400 persone al giorno. A dimostrazione della grande mole di lavoro. Certo, un numero che tiene in considerazione anche di chi il documento lo viene semplicemente a ritirare. Gli appuntamenti, comunque, arrivano fino a 250 e potrebbero aumentare a breve con l’arrivo di lavoratori interinali, che daranno «ossigeno» al personale.
I tempi d’attesa possono variare in base alle diverse tipologie: un solo giorno per chi ha gravi problemi di salute e di conseguenza, come previsto dall’articolo 19 del Testo unico sull’immigrazione, non può far ritorno in patria; circa 2 mesi per i ricongiungimenti familiari con cittadini italiani o dell’Unione europea; fino ai 7 mesi per le richieste ordinarie fatte tramite gli sportelli postali, in linea con la media nazionale.
Un fotografia del contesto bresciano
«L’apporto che le persone provenienti dall’estero danno alla nostra società civile e all’economia del nostro Paese è imprescindibile». A dirlo è il questore Paolo Sartori, a confermarlo sono i numeri degli extracomunitari regolari nella provincia di Brescia: al 31 dicembre dell’anno scorso 150.161. A fronte di questo numero, nel 2025 le prime istanze di permesso di soggiorno ricevute sono state 18.162, nel primo trimestre di quest’anno, invece, già 4.336. Per quanto concerne i rinnovi sono stati 32.144 e 8.167 nei primi tre mesi del 2026. In totale l’anno scorso sono stati rilasciati 20.589 documenti, mentre nel primo trimestre del 2026 sono 10.374: in soli tre mesi la metà dell’intero 2025.
Protezione
Poi ci sono le richieste di asilo (verbalizzazioni del Modello C3): 3.910 nel 2025 e 974 nel primo trimestre di quest’anno. I permessi di soggiorno per asilo politico rilasciati l’anno scorso sono stati 4.201, mentre nei primi tre mesi del 2026 sono stati 1.615.
Dinieghi ed espulsioni
Ma da parte dell’Autorità ci sono anche una serie di attività volte a confermare se una persona abbia i requisiti o meno per ottenere il permesso di soggiorno e di conseguenza per restare sul territorio nazionale. Nel 2025 le revoche/dinieghi/rifiuti sono stati 2.539, mentre da inizio anno al 30 aprile 896. I motivi possono essere diversi e il Tribunale amministrativo è pieno di ricorsi contro lo Stato.
Poi ci sono invece le espulsioni con accompagnamento alla frontiera o nei vari Cpr – 185 nel 2025 e già 46 nel primo trimestre del 2026 – e gli ordini di allontanamento dal Territorio nazionale: 489 l’anno scorso e 89 nei primi tre mesi di quest’anno.
«La condizione imprescindibile per una civile convivenza presuppone che venga mantenuto un alto livello di legalità nella nostra provincia. In quest’ottica è fondamentale che i provvedimenti di espulsione vengano resi effettivi con il concreto allontanamento dal contesto urbano di quanti, irregolarmente presenti in Italia, hanno ripetutamente dimostrato di non voler accettare le basilari regole di convivenza civile e di far del crimine il proprio stie di vita».
Le parole del questore
A parlare della gestione delle problematiche legate all’immigrazione è stato il questore, Paolo Sartori. Un fenomeno sicuramente complesso che anche sul territorio bresciano «richiede l’interazione di più istituzioni, a partire proprio dalla Questura che a Brescia è una delle più grosse e più importanti d’Italia per quanto riguarda l’Ufficio immigrazione».
Sono due gli aspetti principali legati a questo fenomeno, che sono in capo alla Questura.
«Da una parte la verifica della documentazione e il conseguente rilascio dei permessi di soggiorno - spiega Sartori - e dall’altro l’attività di controllo e di monitoraggio di tutti coloro che sono presenti sul nostro territorio, ma che a vario titolo non sono più in grado di giustificare la loro presenza in Italia. Magari, anche perché hanno commesso dei reati di particolare gravità».
Nei confronti di queste persone si procede dunque con la revoca del documento e poi con l’allontanamento. Ma nel caso non abbiano il permesso di soggiorno, «vengono espulsi dal territorio nazionale. In alcuni casi vengono accompagnati fisicamente in aeroporto, in altri, quando è necessario effettuare ulteriori accertamenti, vengono collocati nei Centri di permanenza per i rimpatri».




