Da punto di transito a punto di passeggio. L’architetto Alberto Visconti ha riassunto così il senso del nuovo lungolago inaugurato ieri sera tra via Gramsci e vicolo delle Lavandaie. E a giudicare dalla folla che ha riempito la passeggiata affacciata sul Garda, tra famiglie, curiosi e cittadini fermati lungo la riva fin dopo il tramonto, la trasformazione è davvero compiuta.
L’inaugurazione
Musica, tantissime persone e autorità hanno accompagnato il taglio del nastro dell’ultimo lotto della passeggiata a lago chiudendo simbolicamente un progetto avviato quasi vent’anni fa e completando il collegamento ciclopedonale verso il centro storico.
Il sindaco Guido Malinverno ha parlato di «uno spazio dignitoso per la città» e ha ringraziato Regione e Autorità di bacino per il lavoro condiviso che ha permesso di completare l’opera.
L’intervento
Il terzo lotto conclude un intervento complessivo da 8,3 milioni di euro, realizzato in più fasi dal 2017 a oggi.
L’ultimo tratto, costato 3 milioni e 140 mila euro, ridisegna circa 200 metri di passeggiata con nuovi spazi pedonali, illuminazione, aiuole, sedute e pista ciclabile. L’ampliamento della banchina consente di proteggere meglio la carreggiata durante le ondate di piena del lago.

Guardandola dall’alto «ripercorre le onde del Garda» ha osservato la presidente dell’Autorità di bacino Chiara Chimini, sottolineando il lavoro dei tecnici e il valore di un’opera «pensata per tutti i gardesani».
L’assessora regionale Claudia Maria Terzi ha ricordato lo sforzo economico sostenuto da Regione e dagli enti coinvolti: «Sono opere concrete, che servono e che aiutano a mantenere alta l’attrattività».
Arte
Il momento più applaudito è stato quello dello svelamento delle due lavandaie in bronzo realizzate dallo scultore gardesano Angiolino Aime.
Le statue, collocate nei pressi della storica discesa che porta il loro nome, richiamano la memoria delle donne che lavarono i panni sulla riva del Benaco. Un modo per dire che il nuovo lungolago tenta di conservare un legame con la Desenzano più popolare e lacustre.
A raccontarlo meglio di tutti, forse, è stata la lettera letta durante la cerimonia dallo stesso Visconti. Una lettera scritta anni fa dal poeta dialettale Alberto Rigoni al padre Giuliano Visconti, primo ideatore della riqualificazione. Rigoni immaginava proprio lì «un punto di incontro e di possibile aggregazione».
«Il lungolago di tutti», come l’ha definito Alberto Visconti, diciotto anni dopo i primi progetti, è realtà.



