C’è una donna che guarda il lago e un’altra che strofina i panni, curva sul bucato come accadeva un tempo lungo la riva. Tra pochi giorni arriveranno anche loro sul nuovo lungolago di Desenzano: due lavandaie in bronzo, firmate dallo scultore gardesano Angiolino Aime, destinate a diventare il simbolo dell’ultimo tratto della passeggiata appena completata tra via Gramsci e vicolo delle Lavandaie.
Tempi e costi
L’inaugurazione del terzo lotto è fissata per il 21 maggio e chiuderà un percorso iniziato nel 2017, quando il Comune decise di ridisegnare completamente il collegamento tra il Desenzanino e il centro storico. Un progetto discusso, costoso, spesso divisivo, ma che nel tempo ha trasformato il volto della riva cittadina. L’ultimo intervento vale oltre 3 milioni di euro, finanziati dall’Autorità di bacino, dal Comune e dalla Regione.

I lavori completano 200 metri di passeggiata larga nove metri, realizzata in granito tonalite e marmo rosso di Verona, con nuove alberature, illuminazione a led e arredi urbani pensati per ampliare gli spazi pedonali sul lago, in continuità con il tratto precedente.
L’opera
Ma proprio nel tratto finale il progetto torna anche indietro nel tempo. Le due lavandaie sorgeranno, infatti, nei pressi della storica discesa che porta il loro nome, omaggio alle donne che fino a decenni fa raggiungevano il Benaco per lavare i panni. Aime le ha immaginate così: una intenta al lavoro, con accanto la cesta in vimini, l’altra seduta sul muretto con lo sguardo rivolto all’orizzonte, quasi in attesa del marito pescatore. Figure leggermente più grandi del naturale, realizzate in bronzo con la tecnica della cera persa.
A ispirare l’artista sono stati anche i versi di Giosuè Carducci: «Per voi lavandaie il Benaco è un gran catino e il cielo uno asciugatoio…». Un’immagine che riporta Desenzano a una dimensione popolare e lacustre lontana anni luce dalle folle dei weekend e dagli aperitivi sul porto. L’idea delle sculture nasce, però, anche da una storia più recente, intrecciata a doppio filo con quella del lungolago. A volerle fu infatti Giuliano Visconti, architetto scomparso improvvisamente pochi anni fa, che per primo immaginò la riqualificazione della passeggiata. Oggi il progetto porta avanti la stessa firma di famiglia attraverso il figlio Alberto Visconti, autore del progetto esecutivo degli ultimi lotti.
Arte
Già nel secondo tratto inaugurato lo scorso anno il lungolago aveva accolto un’opera contemporanea: «Inside two sails» di Walter Xausa, le grandi vele in ferro che, viste frontalmente, disegnano il profilo del lago. Anche allora il progetto aveva cercato un dialogo tra paesaggio, memoria e nuova identità urbana.
Ora il cantiere si chiude. E a custodire il punto d’ingresso verso il centro storico resteranno due donne di bronzo, sedute davanti al lago come se quel tratto di riva continui ad appartenere anche a loro.



