Il direttore di Arriva: «Disagi sui bus, le difficoltà non sono finite»
«Faremo di tutto per cercare di minimizzare i disagi, ma senza la collaborazione del personale viaggiante, questi potrebbero ripetersi». Dopo la decisione dell’assemblea degli autisti di Arriva Italia di rigettare l’integrativo salariale offerto dall’azienda e proseguire con lo stato di agitazione, senza usufruire, cioè, di ore di straordinario, Roberto Salerno, direttore operativo di Arriva Italia, non vede nell’immediato una soluzione alle decine di corse saltante nei giorni scorsi, dopo l’apertura delle scuole.
Per gli utenti del trasporto pubblico extraurbano di Brescia si prospetta, quindi, un autunno di passione, con disagi inevitabili anche nelle prossime settimane. La carenza di conducenti di autobus resta un problema grave (una settantina, secondo le Rsu, 15 secondo la società), difficile da risolvere «soprattutto in una provincia come Brescia – spiega Salerno – dove la disoccupazione è praticamente azzerata».
Dottor Salerno, partiamo, dall'attualità. L'assemblea dei lavoratori ha rigettato l'accordo che l'azienda aveva sottoscritto con le Rsu. Che ne pensa?
«Per noi sicuramente è un dispiacere perché pensiamo fosse un buon accordo, che avrebbe messo a disposizione dei lavoratori risorse aggiuntive. Dalle nostre valutazioni molti lavoratori avrebbero potuto conseguire il massimo del premio, fissato a 100 euro, e teniamo presente che attualmente c'è una fase di negoziazione a livello nazionale per il rinnovo del contratto nazionale di settore che è scaduto a fine 2023. Trattative di secondo livello, come la nostra, vanno a garantire risorse aggiuntive rispetto a quello che è il contratto nazionale ai propri dipendenti».
Il dialogo con le Rsu prosegue?
«Da un po’ di tempo siamo in discussione con la rappresentanza sindacale per cercare di trovare una modalità che soddisfi entrambe le parti, riconoscendo ai propri dipendenti e una contribuzione aggiuntiva. Non siamo ancora riusciti a trovare una quadra, ma noi ovviamente continuiamo nella trattativa, sperando di finalizzarla in un modo più soddisfacente».

I lavoratori hanno contestato il fatto che fosse un accordo predeterminato e che per poter ottenere l’importo totale non bisognava assentarsi né per malattie né per ferie.
«Effettivamente l'accordo aveva durata da ottobre a giugno e prevedeva alcuni scaglioni con un massimo di 100 euro al mese in busta paga. Era su una durata predeterminata, ma garantiva comunque una risorsa aggiuntiva. Se l’accordo avesse funzionato correttamente, ci sarebbe stata la possibilità di prorogarlo anche in ulteriori periodi scolastici. Era un primo passo ma purtroppo è andata così».
I dipendenti contestano poi i tempi di lavoro. Troppo lunghi, troppe ore di straordinario che loro definiscono «fuori regola» e minacciano di rivolgersi all’Ispettorato del Lavoro. È una contestazione molto grave.
«È una contestazione abbastanza grave, sì. Ma vale la pensa spiegare come funziona e in Arriva l'organizzazione del lavoro. Quello del personale viaggiante è un lavoro abbastanza particolare perché ovviamente non prevede turni continuativi di otto ore, come può essere quello in fabbrica. Prevede che i turni vengano costruiti in funzione delle corse. I turni però vengono predisposti per tempo, a livello aziendale, e vengono discussi in una commissione paritetica che prevede la presenza anche della parte sindacale, che ha la facoltà di proporre suggerimenti e di verificare che i turni rispettino la normativa. I nostri turni rispettano tutti gli accordi nazionali e gli accordi di secondo livello e in questo lo straordinario rispetta tutti gli accordi».
Quindi non c’è un carico di lavoro eccessivo?
«In questo periodo dove ci troviamo effettivamente con una carenza di personale rispetto a quello che è il fabbisogno può capitare che a livello personale e volontario qualcuno svolga delle prestazioni aggiuntive. Ma è come quando viene chiesto a un lavoratore in fabbrica di fermarsi un'ora in più per completare un lavoro. Analogamente, noi possiamo chiedere al conducente di svolgere un servizio aggiuntivo per consentirci appunto di coprire i servizi previsti».
Quanti autisti mancano ad Arriva?
«Noi facciamo 60.000 km al giorno, abbiamo avuto dei disservizi per i quali mi scuso e sicuramente Arriva ci tiene a fornire un servizio di qualità. Affrontiamo un problema che è un problema internazionale, cioè secondo il rapporto IRU del 2023 in Europa oggi mancano 105.000 conducenti di autobus su un totale di 900.000. Sempre secondo questo rapporto IRU nel 2028, se non vengono prese delle iniziative importanti, di sistema, ci troveremo nel 2028 con una carenza di 275.000 conducenti. A Brescia poi il tema è particolarmente significativo, anche perché Brescia è una provincia estremamente ricca, dove praticamente non esiste disoccupazione e c'è una competizione sul mercato del lavoro che è molto forte».
Non riuscite a trovare nuovi autisti?
«Per fare il conducente di autobus non basta presentarsi ad Arriva e dire “voglio fare il conducente”: bisogna avere una patente, avere una carta di qualificazione del conducente che è un attestato professionale che non è esattamente semplicissimo conseguire e quindi diciamo la professione del conducente. In questa provincia di elevata occupazione è un po’ più complesso trovare persone da formare che vogliono fare questo lavoro».
Quanti autisti si sono licenziati in questi due anni?
«Abbiamo avuto un turnover molto importante negli ultimi anni, in uscita e in ingresso. Molte uscite sono legate a pensionamenti anche perché abbiamo un'anzianità media abbastanza elevata. Sicuramente l'organico è calato, ma non mancano 70 persone, anche perché, se mancassero 70 autisti io salterei 15.000 km al giorno di corse. Su 60.000 km nel Bresciano ne abbiamo saltati in media 400 al giorno, che corrisponde a meno dello 0.8%. Di conducenti ne mancano circa quindici e ci siamo attivati, come dicevo prima, in tutti i modi possibili per cercare di recuperarne. Per esempio, il gruppo Arriva in tutte le province e in tutte le regioni dove opera ha attivato le cosiddette Drivers Academy per formare nuovo personale. L’azienda sta investendo molto in questi anni per cercare di fornire un servizio il più possibile e adeguato alle esigenze dell'utenza e un servizio di qualità. Negli ultimi tre anni arriva a immatricolato 143 autobus nuovi, cioè un numero quindi molto importante nella provincia di Brescia. Un investimento comprensivo dei finanziamenti statali di 37 milioni di euro. Di questi autobus, 97 sono a metano. Nei prossimi quattro anni investiremo altri 40 milioni nell'acquisto di bus nuovi, con un rinnovo di 110 veicoli, anche con l'acquisto di veicoli elettrici per il servizio extraurbano».
Servono autisti che li guidino però. I 400 km al giorno saltati nei giorni scorsi, salteranno anche la settimana prossima?
«Ovviamente noi operiamo per cercare di minimizzare i disagi, quindi anche le corse che saltano. Trattandosi in molti casi di orari di punta, un disagio lo creano, però cerchiamo di far saltare quei servizi che sono utili ma non indispensabili. Noi faremo di tutto per cercare di minimizzarli, ma se ci sono stati dei disagi in questi giorni, di fronte al venir meno della collaborazione del personale, questi potrebbero ripetersi».
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