Cronaca

Autisti Arriva: «Turni su 14 ore e stipendi bassi: la grande fuga»

La proposta di accordo avanzata da Arriva, e firmata solo da alcuni dei rappresentanti, non è la risposta che gli autisti si aspettavano
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Paghe basse e troppo lavoro sono le lamentele principali degli autisti © www.giornaledibrescia.it
Paghe basse e troppo lavoro sono le lamentele principali degli autisti © www.giornaledibrescia.it

Guidare per sei o sette ore. Ma stare fuori casa anche per oltre 14, sei giorni alla settimana. Per uno stipendio che, al massimo dell’anzianità e della qualifica, non supera 1.700 euro al mese netti. Ecco come si spiega, secondo chi imbraccia quotidianamente il volante di un autobus extraurbano, la grave carenza di autisti che sta condizionando pesantemente l’inizio dell’anno scolastico nella nostra provincia.

La proposta di accordo avanzata da Arriva, e firmata solo da alcuni dei rappresentanti, non è la risposta che i conducenti aspettavano e in cui speravano: «Secondo tanti di noi è una pagliacciata, non una proposta seria. Non sono 100 euro, che si possono ottenere solo senza prendere giorni di ferie, senza ammalarsi, senza assistere un parente malato, a trattenere chi già lavora qui. E con questa prospettiva non arriverà nessuno di nuovo e il problema resta: mancano autisti. In alcuni depositi abbiamo dovuto modificare i turni perché si arrivava a sforare le 48 ore di guida alla settimana».

In peggioramento

Lo stesso autista spiega anche perché quest’anno la situazione sia peggiore di quelli passati: «Da qualche mese l’azienda non è più delle ferrovie tedesche ma di un fondo americano e la nuova proprietà ha bloccato gli aumenti e i premi che la precedente gestione riusciva comunque a garantire. Diversi miei colleghi si sono licenziati in questo periodo perché aspettavano miglioramenti nello stipendio che non sono arrivati. E questa proposta non è certo quello in cui speravamo».

Condizioni di lavoro e trattamento economico degli autisti, in un quadro di pesante carenza di risorse, sono le principali motivazioni: «Con queste patenti e questi titoli abilitanti ciascuno di noi può guidare autobus o camion nel privato e guadagnare da subito anche il 50% in più. E poi il nastro orario su 14 ore consentito dal contratto, cioè il tempo tra l’inizio del primo servizio della giornata e la fine dell’ultimo, ci costringono a diverse ore fermi in parcheggi in provincia o in deposito. Senza guidare e senza vivere le nostre vite».

Emblematico il caso dei meccanici. Quelli che vivono in provincia guidano un autobus, con i passeggeri a bordo, anche sul percorso casa-lavoro permettendo i necessari raddoppi, cioè le corse bis, negli orari di punta. Poi lavorano in officina e la sera coprono una corsa verso la loro residenza, portando anche il bus già al capolinea del giorno successivo. «Anche per diversi di loro le condizioni sono diventate insostenibili, si stanno licenziando».

Il trasporto extraurbano

Una situazione non nuova ma che ha raggiunto un livello ancora più preoccupante: «Questo accordo, se mai sarà ritenuto valido, non salva certo le corse. È successo quello che purtroppo abbiamo denunciato anno dopo anno – spiega Mauro Ferrari, segretario della Filt Cgil – il trasporto extraurbano è al collasso. La stima è che sull’extraurbano in provincia di Brescia manchino almeno 80 autisti ma con la tendenza che vediamo la carenza aumenterà invece di ridursi».

Per Ferrari la soluzione è una sola e non nuova: «Serve che ci sia una sola azienda per il trasporto pubblico locale, che integri urbano ed extraurbano, eliminando i doppioni operativi e gestionali e liberando risorse. Nell’urbano la politica c’è ancora e si impegna a risolvere i problemi ma nell’extraurbano stanno lasciando morire il servizio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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