Cronaca

Housing sociale, Tinagli: «Brescia realtà interessante e modello esportabile»

L’europarlamentare del Partito democratico e presidente della commissione speciale sulla Crisi degli alloggi nell’Unione europea è stata in città per alcuni incontri sul tema: «Nel bilancio europeo dovrebbe esserci una quota di fondi solo per le politiche abitative»
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Gli alloggi della Congrega in via Mazzucchelli - Foto © www.giornaledibrescia.it
Gli alloggi della Congrega in via Mazzucchelli - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Brescia. La tua città europea». Ma forse pure meglio di molte città europee. Così verrebbe da dire se si guarda all’housing sociale. Lo spiega l’onorevole Irene Tinagli, eurodeputata del Partito democratico e presidente della commissione speciale sulla Crisi degli alloggi nell’Unione europea.

In città

La crisi abitativa ormai colpisce in modo indiscriminato tutta l’Europa e «il lavoro che stiamo facendo non vuole andare solo a identificare le cause e l’origine del problema. Vogliamo andare nei territori per vedere se esistono soluzioni ai problemi», precisa l’europarlamentare. «Quello che ho visto oggi a Brescia è molto interessante. Un’eccelenza. – prosegue –. È una realtà in cui c’è un forte dialogo e una forte collaborazione tra pubblico, Terzo settore, mondo delle fondazioni, enti benefici, cooperative e privati. Soggetti che stanno effettivamente dando risposte molto efficaci. Parliamo di un modello esportabile». 

Tignali ieri sera è stata all’auditorium San Barnaba all’evento Future proof society 2026 e oggi ha partecipato all'assemblea di Ance Brescia «Abitare. Casa: bene sociale e infrastruttura». La visita in città è stata però anche l’occasione per incontrare «due eccellenze bresciane», come sottolinea Pietro Ghetti, presidente della commissione Consiliare Istruzione, cultura, sport e politiche giovanili del Comune di Brescia. «Abbiamo voluto portare l’onorevole alla Congegra, che esiste da 800 anni, perché è un punto cardine per l’housing sociale – precisa –. E poi le abbiamo fatto conoscere l’Agenzia sociale per la casa: due realtà molto significative per Brescia».

Zanardi, Ghetti e Tinagli - © www.giornaledibrescia.it
Zanardi, Ghetti e Tinagli - © www.giornaledibrescia.it

Tinagli ha parlato di modelli virtuosi. «Qui si dà risposta a problemi che sono sociali, ma anche economici. Non si interviene soltanto sulle fragilità più estreme, ma anche sul tema del lavoro e dei lavoratori, che oggi sono sempre più in difficoltà: quella fascia cosiddetta media che fa sempre più fatica. Si dà risposta anche a un’esigenza di rigenerazione urbana. Perché, nel momento in cui si realizzano progetti intelligenti, con attenzione alla comunità che poi li abiterà, non ci si limita a dire: “Tiro su una palazzina” o “ristrutturo qualcosa”. No: si costruisce un progetto di inclusione, un pezzo di comunità. Ci si preoccupa di ciò che avviene in quel territorio: della sicurezza, dell’inclusione, della crescita dei giovani».

A livello nazionale

L’europarlamentare ha poi approfondito il Piano casa annunciato dal Governo, che è inserito in un decreto al vaglio della Camera. «È un provvedimento che inizialmente, credo, tutti abbiamo salutato con favore. Chiunque si occupi di questi temi avvertiva il bisogno e l’urgenza di avere strumenti di intervento. Il problema è che i due binari su cui si muove questo piano casa, per motivi diversi, temo non siano affatto efficaci».

Da un lato c’è la questione dell’edilizia pubblica, che punta sulla ristrutturazione. «A mio avviso è molto sottofinanziata – evidenzia Tinagli –. Inoltre si tratta di un programma di ristrutturazioni totalmente centralizzato, in cui vengono di fatto tolte risorse a Comuni e Regioni per farle transitare su un fondo nazionale. È un progetto che viene sottratto alla progettualità locale e territoriale. Soprattutto, si prevedono conferimenti di patrimonio pubblico che non necessariamente resterà pubblico dopo la ristrutturazione. Il paradosso è che, alla fine del processo di valorizzazione, potremmo ritrovarci con uno stock di residenza pubblica inferiore a quello attuale».

La conferenza stampa della premier Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La conferenza stampa della premier Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Oltretutto, ha piegato, i proventi di queste cessioni non dovrebbero andare ad alimentare le agenzie per la casa, i territori, le Regioni o i soggetti che si occupano di politiche abitative e manutenzione del patrimonio residuo. ma finiranno in un conto di tesoreria destinato alla riduzione del debito pubblico.

Il secondo asse è quello degli investimenti privati. «È uno spazio a esclusivo appannaggio dei grandissimi fondi di investimento immobiliare, anche con la partecipazione di fondi stranieri ed extraeuropei. Soggetti che ovviamente non avranno l’attenzione e il radicamento territoriale che possono avere i privati locali, il Terzo settore, le fondazioni o anche le imprese locali. Questi investimenti ricadranno inevitabilmente solo nei centri metropolitani dove i ritorni sono garantiti anche con quelle percentuali», ha proseguito l’onorevole. 

Critiche al Piano casa sono arrivate anche dal segretario provinciale del Pd Michele Zanardi. «Per noi del Partito Democratico questa misura è insufficiente o comunque carente dal punto di vista strutturale. Non risponde effettivamente al bisogno. Il tema dell’abitare non riguarda semplicemente un tetto sotto cui dormire, ma il luogo in cui si costruisce davvero un progetto di vita e si avviano relazioni sociali», ha spiegato.

In Europa

Ma in Europa com’è la situazione? Per Tinagli la cristi abitativa non conosce confini e – con diverse peculiarità – ha colpito tutti gli Stati: non è più soltanto un problema delle grandi metropoli. «Non riguarda più soltanto Parigi, Amsterdam, Madrid – precisa – ma anche città medie e città piccole ma turistiche».

A pesare sono diversi fattori: l’aumento dei flussi turistici, che oggi si concentrano sempre più nelle abitazioni private anziché negli alberghi, la crescente mobilità di studenti e lavoratori e la mancanza di risposte strutturali adeguate. «Il problema lo vediamo ovunque», ha aggiunto Tinagli, sottolineando come ogni Stato abbia caratteristiche diverse.

I Paesi mediterranei, tra cui l’Italia, hanno sofferto di più perché partivano da uno stock ridotto di edilizia pubblica e da anni di mancati investimenti. Nell’Est Europa, invece, la privatizzazione di gran parte del patrimonio abitativo pubblico ha lasciato molti territori senza strumenti di protezione, mentre i prezzi crescevano e i salari restavano bassi. In alcune aree del Centro-Nord Europa, al contrario, hanno retto meglio i modelli fondati su «cooperative, fondazioni, banche territoriali» e su una collaborazione pubblico-privato con un forte coordinamento.

Rischi

Il rischio maggiore, secondo Tinagli, arriva però dall’ingresso dei grandi fondi immobiliari: realtà capaci di acquistare «interi quartieri» e di condizionare il mercato, come accaduto a Berlino, Dublino e in altre città europee. «Hanno fatto il mercato e tirato su i prezzi».

Da qui la richiesta di una risposta europea più mirata: «Nel bilancio europeo dovrebbe esserci una quota di fondi solo per le politiche abitative», ha detto Tinagli. Non fondi generici, ma risorse vincolate all’housing, con un principio chiaro: «O li spendete per l’housing o li perdete». Al momento, ha ricordato, esistono risorse provenienti da Pnrr, fondi di coesione, Fondo sociale, InvestEU, Cdp e Bei, ma manca ancora un vero fondo dedicato.

«La nostra battaglia è avere un fondo per l’housing», ha concluso, avvertendo che, senza uno spazio protetto nel prossimo bilancio europeo, la casa rischia di essere schiacciata dalle altre priorità, dalla difesa all’energia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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