Meloni al vertice dei Volenterosi: «Niente truppe italiane in Ucraina»

La premier ribadisce il proprio sostegno a Kiev fino a quando non si raggiungerà una pace «giusta e duratura», escludendo però l’impiego di soldati sul terreno
Meloni all'Eliseo per il vertice dei Volenterosi - Foto Epa/Ludovic Marin © www.giornaledibrescia.it
Meloni all'Eliseo per il vertice dei Volenterosi - Foto Epa/Ludovic Marin © www.giornaledibrescia.it
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Al fianco di Kiev fino a quando non si raggiungerà una pace «giusta e duratura». In prima linea per delineare le garanzie di sicurezza che a Parigi sono state «affinate», pur senza un impegno diretto di truppe italiane sul campo. E pronta in ogni caso a fare la sua parte, in altri modi, all’interno di quella forza multilaterale chiamata a vigilare sulla pace cui ogni paese potrà aderire in modo «volontario» e secondo le sue possibilità.

Giorgia Meloni vola a Parigi per confermare anche con la sua presenza il pieno sostegno a Volodymyr Zelensky ma ribadisce, ancora una volta, che l’Italia non invierà soldati «sul terreno». E anzi ricorda che tra i principi «più volte ribaditi da Roma», la dichiarazione finale dei Volenterosi richiama pure il «rispetto delle procedure costituzionali» se i Paesi che si faranno garanti dell’Ucraina dovessero essere chiamati a prendere decisioni in caso di «futuro attacco».

La giornata

Nel frattempo, si sottolinea da Roma, tutti concordi sulla «importanza e necessità» di mantenere alta la «pressione» sulla Russia. È una giornata parecchio densa per la premier sul fronte internazionale. Ancora prima di partire alla volta di Parigi arriva la firma alla dichiarazione con altri leader europei a piena difesa dell’inviolabilità dei confini della Groenlandia, parte della Ue e partner degli Usa nella Nato.

E mentre fa una prima tappa, a sorpresa, a Milano per una visita ai feriti della tragedia di Crans-Montana ricoverati al Niguarda che la fa arrivare con un’ora di ritardo all’Eliseo, da Bruxelles rimbalza l’annuncio di Ursula von der Leyen di maggiori fondi per le politiche agricole da garantire con il prossimo bilancio europeo. Una vittoria italiana, e che anche la Francia rivendica, in un inedito asse coi cugini d’Oltralpe che, ottenute maggiori risorse per gli agricoltori, dovrebbero allentare le resistenze a chiudere l’accordo sul Mercosur.

Il vertice

La premier si confronta con Emmanuel Macron, tra una pausa e l’altra del vertice dei volenterosi, ma le discussioni restano concentrate su Kiev. Nella missione parigina, assicurano i suoi, parla «con tutti». E viene immortalata mentre ha uno scambio con i negoziatori americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, insieme al presidente finlandese Alexander Stubb. Domani una sessione ristretta riunirà di nuovo security advisor Usa e europei, per proseguire il lavoro tecnico. In attesa che da Mosca arrivi un segnale.

I leader occidentali al vertice dei Volenterosi - Foto Epa/Ludovic Marin © www.giornaledibrescia.it
I leader occidentali al vertice dei Volenterosi - Foto Epa/Ludovic Marin © www.giornaledibrescia.it

Il vertice, fa sapere Palazzo Chigi sulla via del ritorno dalla Francia, è stato «costruttivo e concreto» ed è stata l’occasione per affrontare anche il nodo delle risorse per l’Ucriana ucraine (si starebbe cercando di creare un meccanismo stabile di sostenere le necessità finanziarie di Kiev insieme agli americani). La riunione di Parigi «ha confermato un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner», recita la nota ufficiale, che non manca di sottolineare come il binario su cui si muovono le garanzie di sicurezza per l’Ucraina sono «ispirate all’articolo 5» della Nato «come da tempo suggerito dall’Italia».

Niente truppe in Ucraina

L’obiettivo è quello di assicurare, «in stretto raccordo con Washington», la «sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina» anche con il «monitoraggio dell’auspicato cessate il fuoco» e un «rafforzamento delle forze militari ucraine». E se Roma si schiera senza tentennamenti dalla parte di Kiev, restano «alcuni punti fermi» e «in particolare l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno».

Che non vuol dire che non si darà «un contributo» in altri modi, dopo il cessate il fuoco (si fanno gli esempi delle forniture di generatori elettrici, o della formazione). Per ora il no di Roma all’impegno diretto è granitico e sarebbero minoritari all’interno della Coalizione i Paesi pronti a inviare militari. Un domani, magari nella cornice Onu come si era ventilato nel dibattito interno italiano in questi mesi, si vedrà. Sempre nel rispetto «delle procedure costituzionali». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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