Là dove c’era l’erba ora c’è un mondo: negozi, supermercati, area artigianale... C’è pure un mezzo quartiere con case di ogni tipo. Questo spiega i tanti «pendolari» che tutti i giorni vanno e vengono da lì.
Normale, se non fosse che tra il centro del paese e quell’angolo tanto frequentato corre la Lenese. Nome in codice: Sp 668. Ergo: ogni volta che, a piedi o in bici, qualcuno va o torna da là deve attraversare la provinciale. A suo rischio e pericolo, come testimoniano gli incidenti anche mortali accaduti proprio su questo incrocio.
Dopo tre anni
Conscia del problema, l’amministrazione comunale è corsa ai ripari: a tre anni dall’inizio dell’iter burocratico sono partiti i lavori per la realizzazione di una pista ciclopedonale che, correndo su via Matteotti, collegherà via Circuito Sud al parcheggio del centro commerciale nato a sud della 668. Da lì, in sicurezza si potrà arrivare alle abitazioni di via Cimarosa. Tutto per 385.000 euro (200.000 arrivati dalla Regione, gli altri dal Comune) e in 90 giorni lavorativi.
Passaggi protetti
Per capire la necessità di questa pista basta guardare una foto aerea della zona scattata nel 1975 e confrontarla con una scattata oggi. Nel 1975 c’erano solo erba e campi: non a caso, quando negli anni Settanta venne realizzata, la Lenese prese il nome di tangenziale, perché letteralmente tangeva Ghedi. Col tempo la 668 è stata fagocitata dai nuovi insediamenti: un problema per chi quotidianamente deve attraversarla in bici o a piedi, soprattutto perché non ci sono passaggi protetti. Si va così, sperando di non incrociare qualche esaltato che pensa di essere sul circuito di Monza o al Nürburgring.

La pista incrocerà la 668 in due punti, che, pur segnalati e illuminati, saranno a raso: i costi di un sottopasso sono improponibili, quindi, obtorto collo l’amministrazione comunale ha scelto la soluzione più economica. Qualcuno dice che, negli anni Settanta, il sottopasso poteva essere imposto come contropartita alle realtà produttive nate a sud della Lenese. Più o meno: potete costruire, ma fate il sottopasso a vostre spese.
Ma cinquant’anni fa non c’era questa sensibilità, e forse neanche la necessità di un attraversamento protetto, quindi nessuno ci ha pensato. «Mettiamo in sicurezza un altro punto del nostro paese – dice il vicesindaco Giovanni Cazzavacca –. Continueremo così: un po’ alla volta...».



