A gennaio avevamo anticipato che la parrocchia aveva intenzione di restaurare l’antico organo del santuario di San Rocco. Lo strumento è già a Ponteranica, nel laboratorio di Marco Piccinelli e sarà pronto tra un anno.
Questo significa che ci sono 12 mesi di tempo per recuperare i 62.000 euro necessari. Il parroco don Lucio Sala ha pensato a un’iniziativa ad hoc: «Chi volesse aiutare economicamente il restauro – dice – può adottare una canna».
Le donazioni
Costo di un’adozione: 100 euro. Siccome l’organo ha 562 canne, il calcolo è presto fatto: se i fedeli risponderanno con entusiasmo all’invito del parroco, buona parte della somma necessaria sarà raggiunta in fretta. In caso contrario bisognerà escogitare altre forme di finanziamento oppure proporre il bis, e magari anche il ter, dell’adozione.
Lo strumento necessitava di un restauro perché era inutilizzato da sessanta, forse settant’anni, barricato nella cantoria lignea a cinque o sei metri da terra, sul portone d’ingresso. Era in condizioni pietose: tutto bloccato, canne sbilenche e pelli rovinate. Impossibile da suonare.
Ma se, ipoteticamente, qualcuno fosse riuscito a cavarne qualche nota, la sua voce sarebbe risultata inascoltabile: talmente stonata che, invece di elevare lo spirito, avrebbe turbato la pace delle povere anime che riposano nel vicino cimitero.
Le condizioni dello strumento
Particolare curioso: il santuario è in un angolo del paese, lontano da occhi indiscreti. Questo significa che l’organo era potenzialmente alla mercé di eventuali gaglioffi, che avrebbero avuto buon gioco a razziare le parti più pregiate dello strumento. L’ha salvato (anche) il fatto che salire all’organo è impresa ardua, perché non c’è una scala degna di questo nome: come un castello senza ponte levatoio.

«Per arrivare lassù – dice Piccinelli – bisogna portarsi una scala a pioli e arrampicarsi. Questo particolare ha consentito all’organo di salvarsi da eventuali razzie: non a caso la quasi totalità delle parti (99, forse 100%) è originale. Lo strumento è della metà dell’Ottocento: alcune canne sono più vecchie, prese da un altro strumento».
Per l’80%, continua Piccinelli, «lo strumento è della scuola di Tonoli. Per le canne più vecchie, invece, non è possibile un’attribuzione certa. Non ha un elettroventilatore, ma dei mantici con l’antico sistema a manovella: lasceremo il caricamento manuale, ma aggiungeremo i motori».



