CronacaBassa

Si cercano fondi per restaurare l’organo di San Rocco a Ghedi

Gianantonio Frosio
Lo strumento, dimenticato da decenni all’interno del santuario, è completo ma danneggiato
L'organo del Santuario di San Rocco
L'organo del Santuario di San Rocco
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Da sempre la musica è associata al divino. Strumento privilegiato di questa connessione spirituale è l’organo, che gli antichi associavano alla voce di Dio. Nel santuario di San Rocco quella voce tace da troppi anni: 60, 70, forse 80, chissà chi lo sa. È arrivato il momento di riascoltarla: ci sta lavorando don Luca.

L’organo di San Rocco è un fantasma, uno spettro senz’anima. Molti ghedesi non sanno neanche che esiste, e pure chi sa fatica a vederlo perché, chiuso da una cantoria lignea, è adagiato sul portone d’ingresso, alle spalle dei fedeli. Sfiorare quei legni antichi e quei tasti pieni di polvere è una mission impossible, perché la scala che portava all’organo non c’è più: tolta anni fa. Per salire fin lassù bisogna affidarsi al free climbing o portarsi la scala da casa. Tertium non datur.

Miglior sorte non avrebbe il temerario che, riuscito a salire, volesse suonarlo: l’organo è più stonato di Foster Jenkins (Meryl Streep) nel film «Florence» di Stephen Frears. Roba da far abbaiare i cani. Ha tutto: una tastiera, 14 registri, centinaia di canne, mantici manuali... Ma ha pure i tarli e altri malanni. Bello e impossibile, insomma, come cantava Gianna Nannini. Però c’è una speranza.

Avviato l’iter

Oltre che vicario parrocchiale, don Luca Ferrari è un musicista di razza, con tanto di diploma in violino e laurea in composizione. Così s’è preso a cuore la sorte di questo piccolo (ma neanche tanto) strumento antico.

«È della fine dell’Ottocento – dice –, peraltro di valore. Pare sia un Tonoli, probabile maestro del Porro che ha realizzato il grande organo della parrocchiale. Anche se malconci, ha tutti i pezzi al loro posto. Questo strumento deve tornare a suonare... Il parroco ha già mandato il progetto di restauro alla Curia, che l’ha approvato e girato alla Soprintendenza. Tra un annetto, credo, avremo la risposta. Intanto pensiamo ai soldi: visto che serviranno alcune decine di migliaia di euro, confidiamo nel buon cuore dei fedeli...».

Curiosità

Una curiosità: in origine l’organo era in un’altra posizione. Scrive lo storico ghedese Giorgio Tortelli: «Nel 1902 l’architetto Luigi Arcioni suggeriva il «trasporto dell’organo e di quella specie di cantoria così malsicura e con accesso nascosto e disagevole. Il miglior sito per l’organo e la nuova cantoria sarebbe sopra la porta d’ingresso della facciata». La proposta fu accolta».

L’organo, continua Tortelli, «venne smontato e depositato nell’aula superiore della chiesa. Terminate le opere di restauro, costruite le nicchie laterali per accogliere le statue dei 4 evangelisti, l’organo e la cantoria furono spostati dal lato destro della navata e collocati dove si trovano tuttora».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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