Cronaca

Le gelide nottate dei senzatetto, scaldate dal calore dell’accoglienza

Le temperature polari di questi ultimi giorni a Brescia hanno acuito l’emergenza della piccola comunità di chi vive ai margini ed è senza fissa dimora
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Brescia al gelo, le vite dei senzatetto

Fanno capolino all’ombra della Loggia: vengono da vari angoli della provincia, da Edolo a Orzinuovi ma arrivano anche da Milano, Verona, Padova. Un esodo da pezzi interi di Nord Italia. Sono tossicodipendenti, stranieri ma anche minori, precari, sottopagati, divorziati o separati. Tra i senzatetto trovare un comune denominatore che non sia la solitudine è una lotta ai mulini a vento. Perché le storie sono diverse e le vite sono mosaici complessi da ricomporre.

Il dato

Negli ultimi anni a Brescia sono aumentati: nel 2024 quelli incontrati dall’Unità di Strada di Caritas sono stati 168 (quasi tutti uomini italiani) – un numero simile a quello dell’anno precedente nonostante le uscite degli operatori siano state dimezzate per ragioni organizzative. Ma i senza fissa dimora che affollano gli angoli bresciani dell’invisibilità disseminati in città sarebbero molti di più. Affollano i marciapiedi, stazionano davanti agli ingressi chiusi e sotto alle pensiline.

E con il gelo record di questi ultimi giorni la loro vita fragile si trasforma ancora di più in una lotta per la sopravvivenza. Quando tutti sono a casa e il freddo artico porta il termometro a sfiorare i meno dieci gradi, quelle coperte di riuso, quei cappotti malridotti e quei sacchi a pelo squartati non bastano più. E il tetto sopra alla testa diventa più urgente. Per questo motivo le richieste di accesso agli spazi di accoglienza in città sono cresciute nelle ultime ore. «Non è più un’emergenza, è un problema strutturale», ripetono i volontari da decenni impegnati nel sostegno alle persone fragili.

Proprio in previsione del freddo invernale, lo scorso dicembre Caritas Brescia ha aperto in vicolo San Clemente 13/A un nuovo polo che garantisce accoglienza a 15 uomini senza dimora. Per 15 giorni l’Accoglienza notturna invernale assicura doccia, una cena calda, un posto letto e la colazione (in un arco temporale che va dalle 18.30 alle 8.30), possibilità di lavare e asciugare gli indumenti e, se necessario, fornisce un cambio.

Persone chiedono un pasto caldo alla Mensa Menni - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Persone chiedono un pasto caldo alla Mensa Menni - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Accoglienza

Dal primo dicembre all’otto gennaio sono state accolte 33 diverse persone, ma sono in tanti (in particolare negli ultimi giorni) a chiedere disponibilità. Il progetto proseguirà fino a tutto il mese di marzo, così da poter coprire interamente la stagione più fredda e ridurre al minimo i rischi per chi vive in strada.

Nello storico Rifugio Caritas nel 2024 sono state invece ospitate 43 persone (27 delle quali residenti in Brescia e provincia, 2 residenti altrove e i restanti senza residenza o senza dati), che hanno trascorso più notti nel rifugio rispetto al passato (con un incremento del 24% del tempo di permanenza rispetto all’anno precedente). Un numero di ospiti ovviamente vincolato ai posti disponibili e che rispecchia i dati dello scorso anno (non è ancora disponibile la rilevazione esatta). Un grande impegno che tuttavia non basta mai rispetto alla richiesta (sempre) crescente di aiuto.

A completare il sistema di accoglienza di Caritas a Brescia c’è infine la storica Mensa Madre Eugenia Menni, dove continua a crescere il numero di persone che arrivano per un pasto caldo. In via Vittorio Emanuele II il 2024 è stato caratterizzato ancora una volta da un aumento (parliamo del 4,1%) degli accessi, con 2023 persone servite e 19.645 pasti offerti.

La Mensa Menni in via Vittorio Emanuele II
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La Mensa Menni in via Vittorio Emanuele II

Ma la rete solidale di Brescia è ben più ampia: sono in totale oltre 250 gli ospiti delle diverse strutture di accoglienza attivate nella nostra città: oltre a quelli della Caritas, sono sempre aperti i centri Chizzolini, San Vincenzo, Pampuri e Mazzucchelli.

C’è chi viene accolto da tempo e chi ha – invece – intrapreso specifici percorsi di recupero, ma ci sono anche coloro che non hanno mai bussato (e chissà se lo faranno mai) alle porte dell’aiuto e che decidono invece di continuare a dormire in strada. Nonostante il freddo. Nonostante le difficoltà crescenti. Nonostante tutto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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