Senza fissa dimora: c’è un censimento globale per cercare soluzioni

La strada è ormai tracciata. Anche Brescia ha avviato la conta delle persona senza dimora, per raggiungere quel comune obiettivo di trovare un metodo comune di guardare al fenomeno «homelessness».
Gli scorsi 14, 15 e 16 ottobre in città si è infatti tenuto il primo censimento di senzatetto. Per l’occasione squadre miste di volontari, studenti, professionisti, coordinatori e dirigenti di enti locali, enti del terzo settore e università si sono offerti per realizzare la conta in strada e nei servizi, mediante lo strumento del questionario, nel tentativo di avvicinarsi a comprendere caratteristiche e cause delle persone che oggi si trovano a vivere una situazione di grave marginalità. Un’azione – questa – che rientra nella seconda edizione del progetto denominato European homelessness count, un percorso nato nell’ambito della Piattaforma europea per il contrasto alla homelesseness (Epoch) con l’obiettivo di definire e allo stesso tempo testare l’applicazione di una metodologia, comune a livello europeo, per la rilevazione delle persone senza dimora.
Il progetto
Fino ad ora hanno partecipato 34 città di 21 Stati membri dell’Unione Europea: un significativo aumento rispetto alle 15 città del 2024. La rete delle città coinvolte si è allargata, con nuovi ingressi anche in Italia, dove l’Università di Catania (coordinatore del progetto) e fio.PSD (Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora) governano insieme il processo.
Lo scorso anno sono state proprio Brescia e Padova le città italiane che si sono aggiunte a Catania, che ha ripetuto la rilevazione dopo averla realizzata nel 2024, in quel caso insieme a Milano.
Ma oltre alla conta delle persone, il progetto punta più in alto: è infatti anche orientato alla mappatura dei servizi per i senza dimora presenti sul territorio, a workshop e incontri formativi destinati gli operatori e ai volontari coinvolti e alla collaborazione con organizzazioni locali e internazionali per condividere metodologie di rilevazione, analisi e possibili interventi. L’orizzonte è proprio il 2026, l’anno in cui dovrebbero essere diffusi i dati (anche quelli raccolti a Brescia meno di tre mesi fa) e dovrebbero essere attivate le prime attività di sostegno.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
