Cronaca

Fanghi Wte, confermata anche in appello la condanna per il titolare

Giuseppe Giustacchini era stato condannato a un anno e quattro mesi dopo il processo con rito abbreviato. L’azienda bresciana era accusata di aver sparso migliaia di tonnellate di fanghi tossici in 33 comuni del Nord Italia
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

I sigilli dei carabinieri agli impianti dell'azienda
I sigilli dei carabinieri agli impianti dell'azienda

Condanna confermata, un anno e quattro mesi con sospensione della pena. La Corte d'Appello di Brescia ha confermato la sentenza del Gup, emessa dopo il processo celebrato con rito abbreviato, a carico di Giuseppe Giustacchini, titolare della Wte, l’azienda bresciana accusata di aver sparso migliaia di tonnellate di fanghi tossici in 33 comuni del Nord Italia.

La Corte ha interamente confermato quanto stabilito, nel febbraio del 2025, dal Gup Angela Corvi che aveva, nelle motivazioni della sentenza, parlato di una condotta protratta «per un periodo di tempo rilevante» che era stata caratterizzata da «assoluta spregiudicatezza e totale indifferenza per la salubrità dell’ambiente e delle piantagioni – si ricorda che gli pseudo gessi di defecazione erano destinati ad essere distribuiti, ed erano effettivamente oggetto di spandimento, su terreni e campi destinati a dare dimora a coltivazioni di prodotti per l’alimentazione umana, primo fra tutti il mais». L’azienda «perseguiva pervicacemente una aggressiva politica di smaltimento abusivo dei rifiuti, in spregio alla normativa primaria e derivata vigente; al solo fine di massimizzare i profitti».

La decisione 

Per i giudici di secondo grado, che si sono presi 80 giorni per depositare le proprie motivazioni, evidentemente le argomentazioni che la difesa dell’imprenditore ha proposto nel processo d'Appello non sono state sufficienti per modificare la decisione presa un anno e mezzo fa.

Per la giudice infatti «l’intera attività imprenditoriale di Giuseppe Giustacchini e dei suoi più stretti collaboratori aveva, quale unico scopo, lo smaltimento illecito di tonnellate di rifiuti conferiti da terzi – rappresentati, come si è detto, da fanghi da acque reflue – al minore costo possibile». Secondo il tribunale «deve decisamente escludersi che i cosiddetti gessi di defecazione prodotti dalla Wte fossero impiegati come fertilizzanti», che l’azienda non vendeva ma regalava.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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