Fai & the city, il Fondo Ambiente italiano e la città: gli arrivi sorridendo a braccetto dentro il fascino della storia e la delicatezza dell’arte, la voglia di sapere e scoprire qualcosa in più di ciò che fa parte della propria quotidianità e la sete di un aperitivo o la gola di un gelato a seguire e per gradire. Così, sempre così, come ormai da tradizione per due volte l’anno.

Ci sono l’insegnante in attività e le sue omologhe in pensione, gli studenti di architettura come di Belle Arti, le coppie che: «Va bene questo giretto, a patto di essere a casa per tempo perché alle 18 gioca il Milan», le amiche che di solito si incontrano per il burraco settimanale e che la prendono come una gita «aziendale», i fuori porta («Da Torino, perché ci piace trovare i tesori nascosti un po’ dappertutto nelle città non troppo lontane dalla nostra»), gli «impegnati» nella vita cittadina (pensi di poterli riconoscere - tanto per fare del luogo comunismo spiccio - dalla ginnica comoda, la tracollina o il sacchetto di tela e il piumino «cento grammi».
Un via vai variegato all’insegna della curiosità

Gli identikit dell’utenza Fai media proseguono con i casuali («Mi ero perso che questo sarebbe stato il fine settimana Fai: una bella sorpresa, ho tempo e ne approfitto») e in ultimo i senza definizione, ma con il perché più semplice di questo mondo pronto: «Mi sono sempre chiesto/a cosa ci fosse dentro questo cortile/chiesa» o «Non ho mai saputo la storia di questo palazzo eppure ci abito accanto da tantissimi anni». Ce n’è stato per tutti - prevalentemente persone di mezz’età - nel week end alla scoperta della Brescia se non segreta, certamente di nicchia. Tanto che, a sorpresa, il luogo che ha riscontrato maggior interesse sulla due giorni è stato il convento di Santa Croce, in via Moretto: l’ultima volta prima del fine settimana passato, era stato aperto 7 anni fa. E se la chicca delle Ancelle della Carità è stata l’outsider, ha vinto anche la «cultura dominante», tipo l’orologio che sovrasta Piazza della Loggia.
I «Macc de le ure»: tutti li vedono, pochi ne sanno di Tòne e Batista (sono loro i due matti) che hanno però sempre il loro pubblico: quello che di solito li osserva distrattamente, ma che stavolta ha colto il Fai al balzo per capire anche come ci sono finiti lassù.
Tutti in coda (lunghezze da concerto quelle all’ombra della Loggia) in paziente turno - con tanto di numeretti distribuiti dai pazienti e gentilissimi volontari - di ricevere la chiamata per andare a raccolta in gruppi da 20-25 davanti ai narratori e sotto l’orologio: «L’unica cosa - ci dice più di qualcuno - è che pensavamo di poter accedere alla torre dell’orologio. Resta comunque molto interessante conoscerne la storia. Felici di esserci».
I luoghi più nascosti
Se Tòne e Batista - per loro la ribalta è stata solo nella giornata di ieri, in proiezione sulla due giorni avrebbero vinto loro - si sono confermati i due...influencers della città, non meno bene è andata a un’altra istituzione come l’Arnaldo.

Sopra Liceo, sotto museo: aperto per studio dei resti di un impianto termale romano. Più mirato il pubblico in fila per le chicche come il Convento di Santa Maria degli Angeli o i palazzi Bona-Zanchi nel complesso di Casa di Dio o Palazzo Maggi-Gambara al Paolo VI.

Tutto racchiuso tra le mura del centro storico, come una specie di quadrilatero dell’alta gioielleria artistica.
I dati
Infine i numeri che certificano le nostre impressioni da tutto esaurito: 8.000 i visitatori per i luoghi aperti in città, 17.300 i totali compresi i siti visitabili anche in provincia. Dal Convento di Santa Croce si sono lasciati affascinare in 2.000, circa 1.400 quelli che si sono lasciati incuriosire dall’Arnaldo, 955 (in un giorno solo) per l’orologio.
Aspettando primavera.




