Recuperare l’ex Fenotti-Comini sì, ma senza una nuova zona artigianale e senza la tangenzialina annunciate dall’Amministrazione comunale. È la posizione espressa dal gruppo consiliare «Fare Nave» nell’ultimo numero del proprio notiziario, in cui la minoranza interviene sul futuro di una delle aree dismesse più discusse del paese.
Una presa di posizione che arriva dopo l’annuncio, lo scorso febbraio, del recupero del comparto, una ex acciaieria chiusa definitivamente negli anni ‘80, e che prova a spostare il confronto dal se al come: nessun no alla riqualificazione – spiegano dal gruppo – ma una netta contrarietà alla destinazione artigianale prevista dal Pgt e alla bretella viabilistica collegata all’intervento. Secondo Fare Nave l’ipotesi di insediare capannoni nel cuore del paese, vicino alla chiesa parrocchiale e dentro un tessuto residenziale consolidato, «rischierebbe di aumentare il passaggio di mezzi pesanti e di creare nuove criticità urbanistiche».
Nel mirino c’è anche la cosiddetta tangenzialina comunale: per la minoranza non risolverebbe il problema del traffico, «ma lo sposterebbe su altre vie già urbanizzate, lambendo anche il centro sportivo». Il gruppo contesta pure la sostenibilità economica dell’opera: a fronte di oneri di urbanizzazione stimati in circa 1,4 milioni di euro, sostiene che per realizzare la bretella «servirebbero almeno 10 milioni». Da qui la proposta alternativa: spazi direzionali, commerciali e residenziali immersi nel verde, capaci di trasformare l’ex acciaieria in un’occasione di ricucitura urbana.
Sullo sfondo resta la posizione della maggioranza, che ha presentato il recupero dell’area come un passaggio atteso da anni e come una svolta per chiudere una lunga stagione di abbandono. Il tema, però, è destinato a entrare nel vivo anche in Consiglio comunale: perché sull’ex Fenotti-Comini non si gioca semplicemente il destino di un comparto dismesso, bensì l’idea stessa di sviluppo urbano del territorio.


