Una sentenza storica per la nostra provincia, che mette nero su bianco una verità che da ieri è anche giudiziaria. Almeno in primo grado. Un verdetto che, però, per chi si occupa del fenomeno della criminalità organizzata non rappresenta certo una novità. Come per la professoressa Ilaria Meli, esperta in materia, docente di Sociologia e metodi di educazione alla legalità all’Università Statale di Milano.
Professoressa, questa sentenza conferma di fatto la presenza della ’ndrangheta nel Nord Italia. Cosa ne pensa?
Sì è vero, anche se non credo avessimo bisogno di altre conferme dal punto di vista giudiziario, che possiamo dare ampiamente come consolidate. Venendo alla sentenza in questione, anche se è in corso ancora un processo ordinario, più che confermare, ci ricorda come questo fenomeno, ossia la presenza della ’ndrangheta nel Nord Italia, sia ancora attuale. E proprio per questo motivo non si può mai abbassare la guardia, cosa che la nostra regione tende a fare abitualmente dopo le grandi inchieste. L’attenzione che c’è su Hydra (operazione della Dda di Milano che ha svelato una mafia a tre testa in Lombardia, composta da ’ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra, ndr) che è purtroppo molto bassa, lo dimostra ancora una volta.

E per non abbassare la guardia, qual è la soluzione per lei?
Sicuramente intervenire dal punto di vista educativo e sociale per rispondere alle situazioni di marginalità alle quali le mafie sono sempre molto brave a dare una risposta. Le mafie ovviamente stanno nelle assenze dello Stato, nell’assenza delle Istituzioni, ma sanno anche trarre vantaggio dalle difficoltà, dai periodi di crisi sia individuali sia collettivi. Poi è molto importante intervenire anche a livello di opinione pubblica, che deve rimanere informata, anche in periodi in cui la violenza agita è fortunatamente meno presente che in altri fasi della storia del Paese, ma questo non significa che le mafie siano meno pericolose. Semplicemente hanno capito che questa è una strategia che funziona e che permette loro di essere meno visibili e quindi continuare i propri affari con meno disturbo.
Dunque meno morti, meno bombe rispetto al passato, ma una strategia silenziosa che funziona. Quanto è importante in questo contesto anche l’appoggio della politica, anche di esponenti di comuni non particolarmente grandi?
Chiaramente se la ’ndrangheta non potesse giovarsi di una serie di varchi offerti dalla società civile, dalle amministrazioni, dai professionisti e dagli imprenditori della nostra regione non ne staremmo ancora parlando nel 2026. È un fenomeno che nasce nel XIX secolo e se fosse ristretto al solo alveo criminale lo avremmo probabilmente superato da tempo. Sono tutte queste connivenze, queste collusioni che permettono alla ’ndrangheta di essere così forte anche in Lombardia. E quindi anche nel piccolo comune di provincia, dove i voti contano, la mafia ha diversi fattori che gioca a proprio favore.




