‘Ndrangheta e voto di scambio: chiesti 177 anni di carcere

Per il presunto capo Francesco Tripodi richiesti 20 anni, nove per il candidato sindaco di Castel Mella Mauro Galeazzi
Il processo in corso a Palazzo di Giustizia - © www.giornaledibrescia.it
Il processo in corso a Palazzo di Giustizia - © www.giornaledibrescia.it
AA

Il sostituto procuratore di Brescia Francesco Carlo Milanesi ha chiesto complessivamente 177 anni di carcere per i 21 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell’ambito del processo per associazione a delinquere di stampo mafioso e voto di scambio, oltre ad una lunga serie di altri reati, scaturito dall’operazione Tuono chiusa lo scorso anno dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri nei confronti del presunto clan Tripodi, ritenuto da chi ha indagato una «Locale» di ‘Ndrangheta attiva tra Flero e Castel Mella, con solidi legami con le cosche calabresi. In particolare con la cosca Alvaro di Sinopoli.

In aula

Nello specifico il pubblico ministero in forza alla Direzione Distrettuale Antimafia ha chiesto la condanna alla pena finale di 20 anni per Francesco Tripodi, ritenuto, insieme al padre Stefano che nel frattempo è deceduto, il vetrice del gruppo criminale, sostenendo anche che sia necessario riconoscere a suo carico anche la recidiva reiterata.

Per Mauro Galeazzi, che era stato assessore a Castel Mella e che nel 2021 si era candidato a sindaco, l’accusa è quella di voto di scambio e sono stati chiesti nove anni. Galeazzi aveva spiegato di aver conosciuto i Tripodi per motivi di lavoro, di aver comprato da loro dei furgoni, ma secondo le indagini padre e figlio calabresi gli avrebbero proposto voti in cambio di un accesso garantito agli appalti del comune quando fosse stato sindaco. Una versione che lui ha sempre respinto.

Tra le altre persone per cui sono state chieste condanne pesanti anche Francesco Candiloro, pasticciere che era stato condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio del fratello di un collaboratore di giustizia commesso a Pesaro nel 2018.

Hanno scelto invece il dibattimento altri due indagati, entrambi accusati di concorso esterno in associazione mafiosa: suor Anna Donelli, religiosa accusata di aver portato all’interno del carcere di Brescia e di Milano i messaggi del clan Tripodi diretti verso i propri sodali che erano detenuti, sfruttando la sua posizione, e l’ex consigliere comunale a Brescia Giovanni Acri. Quest’ultimo, medico, secondo l’accusa avrebbe garantito cure ai membri del gruppo feriti durante azioni criminali. Per loro appuntamento in aula il 3 marzo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...