Punture di cimici sul corpo, acqua bollente dalle tubature delle docce, celle calde e ristrette, spazi all’aria aperta sotto il sole cocente. Per settimane sono state queste le condizioni dei detenuti del carcere Nerio Fischione, quando le temperature roventi della lunga estate 2026 sono diventate l’incubo di un’estate a tratti invivibile persino nelle case.
Lo scenario, rivelato anche dal Giornale di Brescia lo scorso luglio, è stato svelato in occasione del confronto voluto dalla camera penale della Lombardia Orientale al Palagiustizia di Brescia. «La detenzione inumana al vaglio della Corte Costituzionale», questo il titolo dell’incontro coordinato da Stefania Amato e rivolto ad avvocati e magistrati del foro di Brescia.
Dopo le due segnalazioni inviate dall’ordine degli avvocati di Brescia, ad agosto sono state attivate le prime verifiche nella casa circondariale che oggi è arrivata ad ospitare 383 detenuti (quasi duecento in più della capienza massima).
Ma Valeria Cominotti, vicepresidente dell’ordine degli avvocati di Brescia, dice nettamente: «A Brescia una struttura così non dobbiamo e non possiamo permettercela». E auspica l’apertura di un tavolo più ampio con i vertici della Casa Circondariale, Ats e gli enti locali. «Per provare ad ottenere qualcosa lavorando finalmente in maniera sinergica, ognuno deve fare la propria parte».
Intanto la presidente del tribunale di sorveglianza Monica Cali rivela: «Mi hanno riferito che a Canton Mombello sono iniziati i lavori di ristrutturazione, mentre a Verziano cominceranno a gennaio. È un mantra che si rincorre da quattro anni, speriamo che stavolta sia così».
È in questo contesto che si fa sempre più attuale la discussione sulla necessità del maggior ricorso alle misure alternative, le uniche capaci di dare opportunità al detenuto.
«Questo è un territorio ricchissimo ma di fronte alla possibilità di assumere detenuti la risposta è sempre molto tiepida», aggiunge Cali.
«La mancanza di prospettive e le fragilità psichiche per il detenuto generano sofferenza ma sono anche causa di conflittualità – spiega Arianna Carminati, garante dei detenuti di Brescia –. Di fronte a questo problema la risposta legislativa più recente si è mossa sul mero terreno punitivo. Il disagio maturato durante la detenzione rischia così di tradursi in una nuova pena; al problema prodotto dal carcere si risponde con altro carcere».
L’attesa è tutta per il 22 settembre, quando è attesa la pronuncia della Corte Costituzionale sulla situazione delle difficile detenzione imposta nel carcere di Sollicciano che è stato sottoposto a sequestro giudiziario, che potrebbe rivoluzionare il sistema carcerario italiano.




