Nei corridoi sono state installate alcune pale da soffitto, qua e là spunta un ventilatore. Poca cosa, nei tre bracci di quella struttura a «T» costruita prima che l’Italia entrasse nella Prima guerra mondiale.
Da ormai due mesi i detenuti di Canton Mombello vivono in un inferno climatico con vista sulla città. Che sia giorno o notte, nelle otto sezioni del «Nerio Fischione» non si scende mai sotto i 35 gradi. Il ricambio d’aria è limitato, i reparti diventano soffocanti, persino le sbarre scottano.
Criticità
Ci si muove lenti, il meno possibile, l’ora d’aria è spesso disertata per le temperature, i momenti educativi vengono ridotti, si trascorre più tempo sdraiati sulla branda. E i motivi di tensione aumentano. Perché qui la convivenza è un castello di carte costruito su una faglia sismica. Dove potrebbero entrare 182 detenuti al massimo ce ne sono oggi 374. E sono di ogni nazionalità, cultura, orientamento religioso, ci sono anche pazienti con problemi psichiatrici. Al dramma del sovraffollamento se ne aggiunge dunque un altro.
Alle strette
L’unica speranza sono ventilatori da poche decine di euro, negli spazi in cui i detenuti sono ristretti. Un anno fa ne erano stati donati alcuni, altri sono rimasti danneggiati. E ora a chiederli nello «spesino» sono gli stessi detenuti.
«I ventilatori non riescono ad abbassare le alte temperature, ma comunque mitigano lievemente l’aria all’interno del contesto detentivo – commenta Calogero Lo Presti, segretario regionale agg. Uspp –. Devo comunque dire che a Brescia la direzione ha dimostrato molta sensibilità per il benessere sia dei detenuti che del personale tutto». Perché il vero problema è la temperatura nelle celle, alcune delle quali ospitano anche 15 detenuti.
«Con più del 150% di sovraffollamento non c’è posto fisico. Si sta male. Il caldo aggiunge un’ulteriore forma di afflittività a condizioni già insostenibili», ha commentato la presidente di Antigone Lombardia, Valeria Verdolini.
Nel XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione si legge che «l’aumento della popolazione detenuta – sottolinea Antigone – non corrisponde a un incremento della criminalità, con i reati rimasti sostanzialmente stabili, ma è legato soprattutto all’allungamento delle pene e all’inasprimento delle politiche penali degli ultimi anni».
Primato in Italia
Così nel 2026 la casa circondariale di Brescia conferma il drammatico primato di carcere più sovraffollato in Lombardia (oltre il 200%) e di secondo in Italia (superato solo dal San Giorgio di Lucca) rispetto a una media italiana del 135%. «Non basta pensare soltanto a nuove celle – aveva detto solo due mesi fa la garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Brescia Arianna Carminati –. Serve una riflessione più ampia sull’uso del carcere e sull’effettività delle pene alternative».
Intanto, però, a Canton Mombello si spera nelle donazioni: nessuno auspica impianti di climatizzazione, l’aspettativa massima è qualche ventilatore in più.




