Domenica il voto per il Consiglio provinciale

Gli spauracchi sono due e si chiamano affluenza e alleanze variabili sui territori. Per questo nessuno azzarda pronostici sulla composizione politica del nuovo Consiglio provinciale (e no, non c’entra la scaramanzia): rispetto alle tornate precedenti, dove le coalizioni avevano contorni definiti, questa volta le (tante) preferenze «al buio» e le (altrettanto molte) intese ibride spaventano i partiti, cancellando i tradizionali «exit poll» pre-elezioni.
Non manca però molto per scoprire come andrà a finire. I 2.600 amministratori, fra sindaci e consiglieri comunali dei 205 Comuni bresciani, andranno alle urne domenica (dalle 8 alle 20 al Cfp Zanardelli di via Gamba, in città) proprio per scegliere chi andrà ad occupare le sedici poltrone dell’Aula del Broletto tra i 32 nomi in lizza, suddivisi nelle due liste composte dalle maxi-colalizioni in corsa (Territorio bene comune per il centrosinistra e Progetto futuro-Provincia protagonista per il centrodestra). Il presidente Emanuele Moraschini (Fdi) resta invece in carica fino a inizio 2027.
Incertezze
Nessuno (politicamente) sta dormendo sonni tranquilli. Quello di questa tornata è infatti il voto delle incognite per più ragioni. Mai era capitato ai partiti di doversi confrontare con una platea di amministratori così profondamente rinnovata a corta distanza dalle Amministrative. A questo si devono aggiungere le geografie politiche variabili sui territori, che rendono ancora più abborracciata una previsione sui destinatari delle preferenze: basti pensare al caso più emblematico, ossia Carpenedolo, dove governa la «strana alleanza» Lega-Pd.
Ma non solo: gli amministratori dei 22 Comuni in cui c’era un’unica lista in corsa per scegliere sindaco e Giunta, che faranno? Ci sono poi le civiche pure, quelle che hanno scansato i partiti di proposito: gran parte della Valsabbia, ad esempio, è (letteralmente) un rebus. Insomma, tirata la riga ballano più di 9.100 voti, che restano – a soli tre giorni dal d-day – ancora del tutto indecifrabili.
Chi e come si vota
Resta sul tavolo, come si diceva, anche lo spettro dell’astensionismo (nel 2021 ad andare a votare era stato circa il 77% degli aventi diritto). Che se ci si pensa è un vero paradosso: da quando le Province sono state trasformate in enti di secondo livello, non sono più i cittadini ad eleggere il Consiglio, ma appunto sindaci e consiglieri comunali, che dovrebbero essere i primi a non disertare le urne.
Le preferenze espresse dagli amministratori, però, non saranno tutte uguali o, meglio: non peseranno tutte allo stesso modo. Il meccanismo è quello del voto ponderato: in sostanza più un Comune è grande, più pesa il voto del suo amministratore. I 2.594 «grandi elettori» bresciani sono divisi in cinque fasce. Il voto degli amministratori dei Comuni sotto i 3mila abitanti avrà un indice di ponderazione pari a 11, quello dei consiglieri di Palazzo Loggia avrà invece un indice pari a 498. Quarantacinque volte tanto. In sostanza i 33 amministratori del capoluogo peseranno più dei 987 amministratori dei piccoli paesi (16.434 voti ponderati contro 10.857).
Le liste
Entrambe le coalizioni hanno cercato di tenere un campo largo: il centrosinistra ha allargato a Verdi e M5s, il centrodestra agli ex Italia Viva e alla componente civica.
La caccia ai voti sarà fino all’ultimo minuto utile, anche perché entrambi gli schieramenti puntano al (seppur leggero) sorpasso sugli avversari.
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