Campi larghi, nomine e scadenze: le sfide del nuovo anno politico bresciano

Il 31 agosto sono ufficialmente arrivate al capolinea anche le vacanze dei partiti: vacanze per modo di dire, perché in realtà la politica non si ferma mai. E infatti quella che doveva essere un’estate di pausa (formalmente senza la fibrillazione di scadenze elettorali scivolose), per chi muove i fili dietro e davanti le quinte è stata invece un’estate più militante del solito, antipasto di un autunno frizzante che si prepara ad alzare la saracinesca del nuovo «anno politico» (quello che marcia di pari passo con quello scolastico, per intenderci).
Dalla Loggia alla Lombardia, passando per la Provincia di Brescia e le Comunità Montane: a tutti i livelli sul tappeto ci sono nomine, scadenze, piani strategici nei quali, dalla fine di settembre, si dovrà entrare nel merito. E che, proprio per questo, iniziano a essere «guidati» da giochi politici fatti di riassetti, strambe alleanze (sul filo del «geneticamente modificato») e dispetti.
Non esiste più un’unica scacchiera di riferimento, ma partite parallele con piani e livelli che si moltiplicano: la sfida politica (quella che tira in ballo il consenso e, quindi, volontà e azioni programmatiche) non è solo con gli avversari tradizionali, ma è anche nelle viscere delle coalizioni rodate sì sulla carta, tuttavia ormai non più scontate (anzi). E ciascun partito si è equipaggiato come ha potuto, anche giocando fuori dagli schemi.
Le Comunità Montane
Il fronte numero uno è quello delle Comunità Montane. In Valtrompia Fratelli d’Italia ha posizionato la lente d’ingrandimento mesi fa: l’avversario da sorpassare, lì, non era il centrosinistra ma chi aveva fatto l’asso pigliatutto prima dell’hype di Giorgia Meloni (tradotto: la Lega). Il corteggiamento è stato mirato: è nata così l’iniziale alleanza FdI-Italia Viva, una stretta di mano che ha creato un gran trambusto nel centrodestra e che poi ha tenuto con l’appoggio del Pd, portando Massimo Ottelli alla presidenza con Mirella Zanini (FdI) nel ruolo di vice.
In Valcamonica lo schema è stato il medesimo, ma stavolta il patto granitico è tra Lega e Pd, con l’ex consigliere regionale dem Corrado Tomasi a un passo dalla presidenza (si vota lunedì 9 settembre) e con un posto da vice prenotato invece per il partito di Matteo Salvini.
Archiviato il match delle scaramucce politiche, il banco di prova inizia ora: è di fronte alla realizzazione dei programmi che si misurerà infatti la tenuta reale di queste alleanze in ordine sparso (e ben distanti dal modello Valsabbia, dove da tempo per la Comunità Montana si è scelta la strada di un accordo ampio, senza fazioni o contrapposizioni).
In Broletto
Tanto in Broletto quanto in Loggia si consumerà lo spin-off del campo larghissimo, che sarà osservato speciale.
Con ordine. Dopo anni a fare melina, l’esordio ufficiale sarà in Broletto: il Consiglio provinciale va al rinnovo il 29 settembre e stavolta nella lista del centrosinistra ci sono sia Italia Viva e Azione sia Provincia Bene Comune (alias: Sinistra italiana, Rifondazione, Verdi, M5s e civici).
È qui dunque che debutta realmente, in modo istituzionale, il campo larghissimo bresciano e sarà interessante capire dove (e come) andranno a finire i veti-tormentone del «mai con...»: quello pronunciato da Azione verso i 5s e quello pronunciato dai 5s (e, da Roma, anche da Avs) verso Iv. A livello nazionale, Matteo Renzi ha chiarito di non voler tornare nel Pd, ma nel centrosinistra sì. Certo, non ci vuole tornare «da figliol prodigo», come dice lui, ma come alleato che ha le sue idee e non vuole cambiarle: (anche) per (misurare) questo, sui territori sta giocando ancora una partita ibrida.
Quest’anno però, in Broletto, ci sarà da schierarsi su provvedimenti che difficilmente potranno essere ulteriormente rinviati: cosa accadrà, ad esempio, di fronte al nodo Depuratore del Garda? E sulla gestione dell’acqua? Il campo largo, sul piano amministrativo, sarà operativo o tenterà di dribblare i temi determinanti?
In Loggia

In Loggia, nei fatti, esiste già il campo largo ma non ancora quello larghissimo: il M5s aveva corso in solitaria insieme a Up e Pci alle elezioni del 2023. Oggi i tre partiti (anche in questo caso, nel segno di una inedita alleanza) non siedono in Aula, ma qualcosa si muove.
I Cinquestelle (impigliati a Roma nella guerra tra i due Beppe, Conte e Grillo) stanno collaborando con il centrosinistra su una proposta di salario minimo comunale. E sarà interessante capire se anche in Loggia (come al governo) Forza Italia tenterà di smarcarsi dagli alleati sul fronte dei diritti.
Le nomine nelle società
A scorrere parallela è un’altra partita scottante: quella delle nomine nelle società. Di qui al 2025, in chiave provinciale, c’è da scegliere i rappresentanti di Cfp e Centropadane. Per quanto riguarda il capoluogo, sul tavolo ci sono i posti in Casa Industria, Brescia Solidale, Metro Brescia, Brescia Trasporti, Brescia Mercati e Farcom.
Il tutto con una cornice di fondo: il 2025 è l’anno chiave per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché la deadline per realizzare le opere finanziate si fa sempre più vicina e scorre parallela agli impegni elettorali che i partiti si sono assunti e che dovranno dimostrare di saper gestire davvero. Al netto di vecchie o di nuove alleanze.
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